Visualizzazione post con etichetta racconti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta racconti. Mostra tutti i post

sabato 30 gennaio 2010

Fino a nuovo incontro


Ogni volta che muoveva una delle sette pedine superstiti, a stento riusciva a non mandare all’aria l’intera scacchiera. All’appello mancavano entrambi i cavalli, una torre, un alfiere e cinque pedoni. Era in grossa difficoltà. Aveva sbagliato tutto a cominciare dall’apertura. Da sempre era consapevole della propria abilità ma questa volta la posta in palio era davvero alta e l’emozione gli aveva giocato un brutto scherzo. Sentiva quasi il sudore colare sulla fronte e attraverso quella spessa coltre di fumo poteva a malapena scorgere lo sguardo di Mr White e della donna che sbuffava alle sue spalle. Ne aveva giocate tante partite… non riusciva nemmeno a ricordarsi l’ultima volta che aveva perso e l’idea di perdere proprio questa, aveva un sapore così amaro da risultare insopportabile. Si guardava attorno come a cercare un’alternativa, una metaforica via di scampo, non sapeva esattamente perché. L’unica certezza era che non ci sarebbe stato modo di sfuggire alla realtà. Quando Mr White sferrò il suo ultimo attacco e costrinse, con il più classico dei tranelli, il suo re in scacco matto, la disperazione più profonda si impadronì della sua anima, o di quello che ne restava.
A questo punto si scostò il cappuccio, mostrando il suo colorito pallido ed estrasse dalla tasca uno dei due fogli che fino a quel momento aveva tenuto nascosto e, suo malgrado, iniziò a leggere: “A Mr Johnathan White, nato il 15 novembre 1947 a Glasgow, colpevole dal 1969 ad oggi dell’omicidio di 197 persone, meglio conosciuto come il Mostro di Birmigham, avendomi, in questo luogo e in questo giorno, battuto in regolare incontro di scacchi, è concesso di proseguire la vita terrena fino a nuovo incontro a data da destinarsi e comunque non prima di dieci anni a partire da ora. Firmato: La Morte”

Davide Battaglia, ottobre 2003

sabato 5 settembre 2009

Chissa com'è...


La prima volta che mi innamorai è stato nell’autunno del 79. Grandi occhi marroni, una folta chioma di ricci biondi. Si chiamava Vanessa, ma a me ricordava tanto Shirley Temple. Fu per lei che smisi di fare i capricci e mi convinsi ad andare all’asilo.

La seconda volta che mi innamorai era la primavera dell’84. Ricordo l’esplosione colorata delle bancarelle e il mio papà che mi metteva al collo una sciarpa bellissima. Non come quelle orribili che la mamma mi costringeva a indossare per andare a scuola. Questa era blu, con tante righe; una bianca, una rossa, una nera, un’altra bianca. Ricordo un lungo e buio corridoio, un neon difettoso che si accendeva e spegneva, la mia mano stretta a quella grande e forte di mio papà e il cuore che mi batteva veloce.

Alla fine del corridoio, un’infinita distesa verde col suo intenso profumo di erba appena rasata e tanta gente, tantissima gente. Mai vista così tanta gente insieme prima di quel giorno.
Tutti presi a cantare, gridare e agitare enormi bandiere, colorate come la mia sciarpa.
Quando entrarono su quel grande prato i giocatori vestiti con gli stessi colori della sciarpa e delle bandiere, riconobbi subito la maglia della mia squadra. Era la prima volta che la vedevo dal vero, era bellissima, le foto sulle figurine dell’album non le rendevano giustizia. C’erano anche quelli dell’altra squadra, avevano la maglia a righe nere e blu. Mio papà mi disse che si chiamavano Inter… No, decisamente, non mi piaceva quella maglia, con solo due colori! Ero soddisfatto della mia scelta: tifare per la squadra con la più bella maglia che esistesse.
Mio papà mi prese sulle spalle, il rumore intorno era assordante, sembrava una festa. Non era Carnevale e neppure Capodanno, ma era ancora più bello.

La partita, sinceramente, non la ricordo. So che alla fine la gente non cantava più, anzi erano tutti arrabbiati e dicevano un sacco di parolacce. Avevamo perso due a zero, ma a me non importava molto, io ero felice lo stesso, avevo appena visto lo spettacolo più bello del mondo.
Dicono che l’amore sia una questione di chimica, che possa durare pochi anni, poi lentamente si affievolisce, lasciando spazio ad altri sentimenti, l’affetto, per esempio. Beh, io sono fortunato. Io faccio l’amore con la mia lei con la stessa passione, ogni domenica, da oltre 25 anni.
Quando mi vede lei mi riconosce subito perché da quel giorno indosso sempre la stessa sciarpa che mi regalò mio padre.

Davide Battaglia, maggio 2009

sabato 3 maggio 2008

Il ritorno di Martina


Fuori piove. Come allora, come quel pomeriggio di dieci anni fa. È una strana sensazione trovarsi qua da soli. A qualche migliaio di chilometri da quella che sarebbe casa mia. Da quella che sarebbe la mia città. Invece non ho più una casa, nessuna città mi annovera tra i suoi abitanti, nessuna famiglia attende il mio rientro per cena. Sono un’anima errante, un mendicante senza nome, uno dal quale è meglio girare alla larga. Non fosse altro per il lezzo che emano. Già… odoro di morte.

Questa è Brest, nord della Francia. Qui tutto è grigio. I palazzi, ricostruiti a tempo di record dopo i bombardamenti, così come il cielo. Anche le pareti della stanza sono grigie. Quasi, non si distingue differenza tra di esse e il panorama oltre la finestra. Una stanza densa di ricordi e malinconia. Malinconia per quello che poteva essere e non è stato.
E poi un numero. Tra cifre che mi hanno ossessionato per tutto questo tempo. Stanza 216, Hotel Ètoile, trecento metri dalla stazione.
È proprio vero che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. A volte capita subito. Magari mentre la polizia è intenta a fare i rilevamenti. A volte capita a distanza di anni per festeggiare una ricorrenza. Per esempio quella di essersi liberati di un marito scomodo e avere iniziato una nuova vita. Un motivo non da poco per far festa.


Certo, c’è qualcosa di macabro e morboso a voler scopare col tuo nuovo compagno mentre bevi champagne proprio dove mi hai ammazzato, ma sapevo che prima o poi saresti tornata. Ho sempre sospettato che fossi una puttana sadica, ma, mea culpa, ti amavo. Ora, cara Martina, è arrivato per me il momento dell’eterno riposo, è arrivato il momento di vendicare la mia morte. Ho atteso dieci anni, ma per uno spirito condannato al limbo sono un periodo appena sufficiente a prendere coscienza del proprio stato di trapassato.
Mi basta penetrare il tuo petto con la punta delle dita e cercare il tuo cuore. Affondare, stringere forte, bloccare il tuo sangue, fermare il tuo respiro. Osservare il tuo corpo nudo irrigidirsi mentre sei sopra di lui. Non è un orgasmo, bambina. Stai morendo.

Non ho neppure il tempo di incrociare la tua anima, se mai ne hai posseduta una, che qualcosa mi trascina fuori da qui. Inizio la mia discesa all’inferno, o almeno suppongo. Non riesco nemmeno a vedere la tua espressione corrugata e stupita. Probabilmente ci sei rimasta male. Non era una cosa che avevi programmato. Morire. Qui e ora. Addio Martina, questa volta per sempre.
Continua a piovere, ma va bene così. Ho sempre desiderato andarmene da qui con un bel temporale.

Componimento di Davide Battaglia (gennaio 2006)
Concorso "SANguinario VALENTINO" 2a edizione www.latelanera.com

venerdì 28 settembre 2007

Proprio a te


Se ti dicessi che quello che stai leggendo non è un racconto, ci crederesti? Questa è una confessione… no, anzi… è molto di più. Puoi ritenerti un privilegiato perché almeno quando accadrà, saprai qualcosa in più degli altri.
Lo so che stai pensando che è solo una trovata stilistica e, probabilmente, nemmeno tanto originale, ma è proprio questo il bello. Posso dire tutto quello che voglio, tanto chiunque penserà ad un banale racconto. Solo io so qual è la verità… in ogni caso la mia coscienza resterà pulita e queste righe si confonderanno tra milioni di altre sparse nella rete, tra una miriade di siti come questo. È il mio piccolo potere. Ti piacerebbe sapere che mentre scrivo, i miei polpastrelli stanno insozzando di sangue la tastiera… è scuro, sai? Più scuro del rosso che avevo immaginato. E poi, lo sai che sensazione ti da, stringere un cuore tra le mani e sentirlo ancora pulsare, spremerlo al punto da farlo scoppiare? No, cosa vuoi sapere tu… continua pure a leggere al sicuro nella tua cameretta o nel tuo ufficio… attento però che il capo non se ne accorga! Ti senti così estraneo agli orrori del mondo… cosa vuoi che capiti, proprio a te?! Sai cos’è un’altra cosa divertente? Anche lo stronzetto che se ne sta qua per terra col torace aperto in due, pensava la stessa cosa, qualche attimo prima… Credi che sia un mitomane? Un pazzo? Un semplice maniaco? No… io sono qualcos’altro, sono materia generata dalla tua stessa mente. Sono qua, scorro tra i cavi, sotto i tasti, tra i pixel. Credi che sia facile vivere così? Che sia possibile per un essere umano? Continui a non prendermi sul serio, lo so… è inutile che fingi di essere interessato!
Vuoi vedere che ora cambi idea?!
Dai, girati...

Componimento di Davide Battaglia (agosto 2004)
Finalista al concorso “300 parole per 1 incubo” - 3a edizione - www.scheletri.com

venerdì 20 luglio 2007

Lettera anonima


Baltimora, 21-12-2024 ore 22:37

Quando leggerete queste righe, caro Ed, e caro mio disilludente amore, non sarò più tra voi. Non sarò nemmeno più su questa Terra, probabilmente, ma non temete per me, non sarò morto, o perlomeno non nel senso che intendete voi.
Mi rivolgo a te, Ed… mi è più facile. Ho conosciuto il più grande mistero dell’universo e ho scoperto che ne facevo parte anch’io, ero stato destinato fin dal primo giorno della mia vita. Non è stata un’esistenza inutile e mediocre come pensavo! Non ho sprecato tutti questi anni invano… anni trascorsi a comporre pezzi che nessuno si è mai degnato di considerare. Adesso ne ho la certezza Ed: ce la farai anche senza di me.
Dove sto andando non mi serve nemmeno la mia vecchia Les Paul. È tua amico, fanne buon uso.
La Re Cremisi esiste davvero… cazzo se esiste! È arrivata lunedì al crepuscolo e si è ormeggiata al quinto ponte est, quello dismesso da anni. Nessuno la poteva vedere tranne me ed è stato allora che ho capito. Ho capito che era venuta a prendermi! Salpiamo tra meno di un’ora e faremo rotta per una destinazione che non mi è ancora dato sapere… l’unica cosa che so è che non esistono limiti per quella nave.
Non mi è concesso dirti cosa ho visto là sopra, sappi solo che è meglio di tutti gli orgasmi che tu possa avere provato nella tua vita.
Lo sai che la mia fede non è mai stata granché, ma adesso credo che Dio esista! È stato lui a creare la musica. Ma se anche fosse stato il demonio… dopo quello che ho visto, che io possa bruciare all’inferno per l’eternità!
Non mi odiare Ed, io ti voglio bene. Dai un ultimo bacio da parte mia ad Alice. Addio.
Kurt

Componimento di Davide Battaglia (marzo 2000)
realizzato per il conocorso "Scrivilamusica", la musica e il mare,
Comune di Genova