<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426</id><updated>2011-12-02T23:00:27.095Z</updated><category term='arte'/><category term='fumetti'/><category term='musica'/><category term='letteratura'/><category term='recensioni fanta-film'/><category term='news'/><category term='recensioni film'/><category term='recensioni libri'/><category term='cinema'/><category term='racconti'/><category term='varie'/><category term='serie televisive'/><category term='approfondimenti'/><category term='animazione'/><title type='text'>Interstellar Overdrive</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>32</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-766679788863431239</id><published>2010-02-06T14:59:00.005Z</published><updated>2010-02-06T15:14:32.011Z</updated><title type='text'>Genova, ritagli di cielo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S22E-pyNdEI/AAAAAAAAARw/5-o85H-b2e4/s1600-h/mie_foto_099.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 225px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S22E-pyNdEI/AAAAAAAAARw/5-o85H-b2e4/s400/mie_foto_099.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435146537209263170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nel labirinto di forme, colori e profumi che questa città riesce ad offrire da secoli, ci si può perdere tra i suoi angoli più nascosti accompagnati dalle dolci note della musica del mare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una città che si svela piano piano. È una città controversa, dalle forme insolite e dai colori abbaglianti. È una città affascinante che non smette mai di stupire anche chi ci vive da più di trent’anni. Genova, vecchia ma ancora superba signora che si è scrollata dalle spalle la leggera polvere che la ricopriva e che celava appena la sua disarmante bellezza.&lt;br /&gt;È passato il periodo della sua lunga valenza industriale, sono lontani anche i clamori che accompagnavano i &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;giganti del mare&lt;/span&gt; che salpavano da qui per portare centinaia di migliaia di anime in giro per il mondo; oggi, Genova rivive di una nuova linfa, alimentata da un crescente numero di turisti che la stanno lentamente riscoprendo. Già, perché non v’è dubbio che ormai il capoluogo ligure sia a tutti gli effetti una città turistica, non più ibrido di progresso industriale e storia secolare, ma vera testimonianza di quello che è stato il suo ricco passato proiettato in un futuro promettente. La sua seconda primavera deve molto alla realizzazione del celebrato acquario, alla riconquista del suo &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;water-front&lt;/span&gt;, alle ristrutturazioni per il tanto discusso G8 e agli interventi per la sua carica di Capitale Europea della Cultura, che nel 2004 condivise con Lille. &lt;br /&gt;Ma dietro l’accattivante spettacolarità dei suoi monumenti più visitati c‘è molto di più: angoli talmente suggestivi da risultare quasi indescrivibili, la cui forza non è tanto quella di colpire al primo fugace contatto visivo, ma quella di riuscire ad &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ipnotizzare&lt;/span&gt; se gli concedete qualche attimo in più. Allora, potrà capitare che perdendovi (e credetemi, è facile che accada non solo in senso letterale) tra gli intricati vicoli del suo immenso centro storico, e volgendo lo sguardo verso l’alto, vi accorgiate di come tetti e spioventi disegnino pittoreschi profili in controluce sull’azzurro del cielo. Tendendo le orecchie non di rado verrete accompagnati dalle malinconiche note di qualche cantautore che non smetterà mai di raccontare le sue storie di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;amori proibiti&lt;/span&gt;, di vita e di morte. Gli artigiani orafi, ceramisti, gli antiquari e le piccole botteghe di prodotti gastronomici vi tenteranno ad entrare per scoprire il loro universo. Ad ogni angolo le prospettive cambiano e le sorprese allietano. &lt;br /&gt;I contrasti sono forti, le asimmetrie complicate, e in alcuni punti della città, i secoli si rincorrono in uno sguardo: abbazie medioevali e palazzi signorili si specchiano nel groviglio di vetri e luccicanti metalli, che simboleggiano l’avvenenza e l’effimerità dei nostri tempi. &lt;br /&gt;È una città multietnica, Genova, lo è sempre stata. Le sue strade sono una pennellata di vitalità di ogni colore. È inevitabile per un grande porto di mare che può sintetizzare in qualche centinaio di metri la più profonda ed eclettica essenza di tutto il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mediterraneo&lt;/span&gt;, qui, dove l’odore del salmastro si mescola ai profumi dell’Oriente; lo si può carpire in ogni espressione, nella sua cucina, nella sua cultura, nell’arte, nella musica, nella gente.&lt;br /&gt;Gli spazi sono sempre stati preziosi, di sicuro perché sono sempre stati pochi. Questa è gente abituata a sfruttare ogni minima risorsa del territorio, a pescare in un mare insidioso e profondo, a coltivare su terre quasi verticali e a custodire gelosamente le proprie ricchezze, strette fra le montagne e il mare. Non si possono definire avidi, forse un po’ &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;timidi e scontrosi&lt;/span&gt;, ma soprattutto eroici. Tutti figli suoi, poeti e navigatori, musicisti e architetti, santi e assassini… &lt;br /&gt;Una delle visuali più spettacolari la si può avere, lasciando per un attimo i più battuti percorsi turistici e deviando verso il suo entroterra. Non c’è bisogno di allontanarsi troppo, basta prendere una delle funicolari che giunge ai limiti della città, sulle colline che la dominano, a due passi dalle sentinelle fortificate che la proteggono e ammirare il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;tremolio&lt;/span&gt; delle luci al crepuscolo, contare i secondi di buio che si alternano ai potenti segnali luminosi della lanterna, respirare profondamente e lasciarsi cullare dal tocco leggero dello scirocco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia, novembre 2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S22GmPjrplI/AAAAAAAAAR4/1L_1LeWlOXE/s1600-h/FORT+GE+0618+bis.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 271px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S22GmPjrplI/AAAAAAAAAR4/1L_1LeWlOXE/s400/FORT+GE+0618+bis.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435148316875400786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-766679788863431239?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/766679788863431239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=766679788863431239' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/766679788863431239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/766679788863431239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2010/02/genova-ritagli-di-cielo.html' title='Genova, ritagli di cielo'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S22E-pyNdEI/AAAAAAAAARw/5-o85H-b2e4/s72-c/mie_foto_099.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-1394149851856191130</id><published>2010-01-30T14:57:00.001Z</published><updated>2010-01-30T15:01:23.270Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Fino a nuovo incontro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S2RJsxFxhxI/AAAAAAAAARo/oKu9the-XzY/s1600-h/3164276-lg.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 273px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S2RJsxFxhxI/AAAAAAAAARo/oKu9the-XzY/s400/3164276-lg.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432548083956287250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta che muoveva una delle sette pedine superstiti, a stento riusciva a non mandare all’aria l’intera scacchiera. All’appello mancavano entrambi i cavalli, una torre, un alfiere e cinque pedoni. Era in grossa difficoltà. Aveva sbagliato tutto a cominciare dall’apertura. Da sempre era consapevole della propria abilità ma questa volta la posta in palio era davvero alta e l’emozione gli aveva giocato un brutto scherzo. Sentiva quasi il sudore colare sulla fronte e attraverso quella spessa coltre di fumo poteva a malapena scorgere lo sguardo di Mr White e della donna che sbuffava alle sue spalle. Ne aveva giocate tante partite… non riusciva nemmeno a ricordarsi l’ultima volta che aveva perso e l’idea di perdere proprio questa, aveva un sapore così amaro da risultare insopportabile. Si guardava attorno come a cercare un’alternativa, una metaforica via di scampo, non sapeva esattamente perché. L’unica certezza era che non ci sarebbe stato modo di sfuggire alla realtà. Quando Mr White sferrò il suo ultimo attacco e costrinse, con il più classico dei tranelli, il suo re in scacco matto, la disperazione più profonda si impadronì della sua anima, o di quello che ne restava. &lt;br /&gt;A questo punto si scostò il cappuccio, mostrando il suo colorito pallido ed estrasse dalla tasca uno dei due fogli che fino a quel momento aveva tenuto nascosto e, suo malgrado, iniziò a leggere: “A Mr Johnathan White, nato il 15 novembre 1947 a Glasgow, colpevole dal 1969 ad oggi dell’omicidio di 197 persone, meglio conosciuto come il Mostro di Birmigham, avendomi, in questo luogo e in questo giorno, battuto in regolare incontro di scacchi, è concesso di proseguire la vita terrena fino a nuovo incontro a data da destinarsi e comunque non prima di dieci anni a partire da ora. Firmato: La Morte”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia, ottobre 2003&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-1394149851856191130?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/1394149851856191130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=1394149851856191130' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/1394149851856191130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/1394149851856191130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2010/01/fino-nuovo-incontro.html' title='Fino a nuovo incontro'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S2RJsxFxhxI/AAAAAAAAARo/oKu9the-XzY/s72-c/3164276-lg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-7653389533456782848</id><published>2010-01-16T11:36:00.012Z</published><updated>2010-01-16T14:53:13.813Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>La grande guerra</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Uomini al fronte nella terra dei confini&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S1GmlMCE0-I/AAAAAAAAARQ/CoWc2dNuYNs/s1600-h/guerra-1.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 137px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S1GmlMCE0-I/AAAAAAAAARQ/CoWc2dNuYNs/s200/guerra-1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5427302183773459426" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo: La grande guerra&lt;br /&gt;Regia: Mario Monicelli&lt;br /&gt;Anno: 1959&lt;br /&gt;Produzione: Italia&lt;br /&gt;Durata: 130 min. (b/n)&lt;br /&gt;Genere: commedia, drammatico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Friuli, terra accidentata di abissi carsici e strettoie impervie, ricolma di argomenti obbligati e ingorghi emotivi, è stato al centro di storie che, in maniera quasi ossessiva, discutono e fanno riflettere sul tema del confine, dei conflitti tra le &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;minoranze&lt;/span&gt;, delle differenze tra identità politiche e sociali.&lt;br /&gt;Una terra che rispecchia in pieno la conflittualità dell’animo dei suoi abitanti e delle opere artistiche che qui hanno avuto origine o che vi si sono alimentate. Sarebbe pretestuoso e inutile elencare il vasto numero di pellicole e romanzi che, soprattutto nel decennio tra la fine degli anni Quaranta e la fine dei Cinquanta, hanno raccontato e fatto riflettere sul tema della guerra e del confine, ma non è un caso come l’“estremo oriente” italiano sia quasi &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;totalmente refrattario&lt;/span&gt; al tema della commedia. &lt;br /&gt;Forse però il più importante lavoro cinematografico partorito in questi luoghi è stato, nel 1959,“La grande guerra” di Mario Monicelli, pellicola innovativa in cui il regista coadiuvato dalle splendide interpretazioni di Vittorio Gassman e Alberto Sordi, osò coniugare il dramma bellico proprio con quella commedia all'italiana tanto lontana dall’essenza aspra e lacerata del &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Friuli-Venezia Giulia&lt;/span&gt;, dissacrando per primo un tema tabù come la tragedia del 1915-18.&lt;br /&gt;Un viaggio nel nostro passato, attraverso gli occhi di due soldati tutt'altro che eroici e passando per i luoghi che sono stati al centro di uno dei capitoli fondamentali della storia italiana, da Gemona a Sacile, da Udine a Pordenone, fino al mitico Piave, confine più ideologico che effettivo, ma che nell'immaginario comune rappresenta la vera linea di accesso-difesa alle terre giuliane liberate.&lt;br /&gt;Sui monti della Carnia vennero scavati nella roccia chilometri di trincee, postazioni e gallerie. Sia gli italiani che gli austro-ungarici dovevano mantenere ad ogni costo la posizione e fu per questo che il conflitto si trasformò in una &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;logorante partita&lt;/span&gt; di posizione su cime, selle, forcelle e cenge, dove si attendeva la mossa falsa dell’avversario. E se è pur vero che i soldati morivano in attacchi improvvisi o in difese disperate, spesso accadeva che il maggior numero di perdite lo si avesse per gli stenti causati dal freddo e dalla fame, da valanghe e slavine o dall’impietoso abbattersi dei fulmini sulle vette. &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_9eHMpJMuq6I/SbFX-mR7ACI/AAAAAAAAEgk/sQ_vSO8cdYI/s400/La-grande-guerra.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 291px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_9eHMpJMuq6I/SbFX-mR7ACI/AAAAAAAAEgk/sQ_vSO8cdYI/s400/La-grande-guerra.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La bravura di Monicelli risiede soprattutto nel fatto di essere riuscito a mantenere un certo distacco in modo da non perdere mai di vista lo &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;sfondo collettivo&lt;/span&gt; fatto anche di innumerevoli comparse locali, oltre che a scene di combattimento accurate e realistiche, ma conciliandolo con una partecipazione capace di catturare ogni sfumatura dell’anima e del volto dei due protagonisti che sfoggiano una comicità fatta di gag e dialoghi che si alterna in modo disarmante alla tristezza e allo sgomento che solo il grande teatro dell’assurdo in cui si svolge la guerra può mettere in scena. &lt;br /&gt;Nata da un’idea di Luciano Vincenzoni, influenzata dal racconto “Due amici” di Guy de Maupassant, la pellicola ha il grande pregio di rappresentare per la prima volta sullo schermo la guerra depurandola da ogni possibile &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;retorica fascista&lt;/span&gt;, in cui persisteva il mito di soldati eroici e valorosi pronti ad immolarsi per la patria, mentre nella realtà esistevano condizioni di vita miserevoli e grandi contrasti dettati dalle differenze di estrazione culturale e, in particolare, geografica, come era inevitabile per un Paese nato da così poco tempo.&lt;br /&gt;Per questi motivi il film ebbe non pochi problemi con la censura sia durante la sua fase di lavorazione che al momento dell’uscita nelle sale. Fu una lettera di Giulio Andreotti, all’epoca ministro della difesa che, su richiesta del produttore Dino De Laurentis, tranquillizzò le associazioni dell’arma preoccupate fino a quel momento di essere oggetto di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;vilipendio&lt;/span&gt; e offesa da parte dell’opera.&lt;br /&gt;Fortunatamente il film uscì ed ebbe un grande successo, tanto da ricevere il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia e di essere candidato all’Oscar come miglior film straniero, ma ebbe anche il merito, riconosciuto ancora oggi, di diventare una delle migliori ricostruzioni, dal punto di vista storico, del cinema italiano sul conflitto mondiale.&lt;br /&gt;Oggi, sono passati 90 anni, ma le montagne del Friuli restano una testimonianza indelebile con le loro trincee, i fortilizi, le mulattiere che, insieme ad altri reperti d'epoca, rappresentano un patrimonio storico irrinunciabile. Camminare su questa “linea di confine” ha un sapore tutto particolare, un sapore che deve richiamare il dolore e la sofferenza e che ci deve far ricordare sempre quanto sia stato alto il prezzo pagato dai nostri nonni per la pace e la libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S1GnSBK7J-I/AAAAAAAAARY/3vsq7bAyFSA/s1600-h/200701050897121033.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 254px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S1GnSBK7J-I/AAAAAAAAARY/3vsq7bAyFSA/s400/200701050897121033.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5427302953951897570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-7653389533456782848?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/7653389533456782848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=7653389533456782848' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/7653389533456782848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/7653389533456782848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2010/01/la-grande-guerra.html' title='La grande guerra'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/S1GmlMCE0-I/AAAAAAAAARQ/CoWc2dNuYNs/s72-c/guerra-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-3352281485689753374</id><published>2009-12-31T14:02:00.009Z</published><updated>2010-01-16T12:48:57.481Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='approfondimenti'/><title type='text'>WE DIE YOUNG</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzyyAGZpiiI/AAAAAAAAAQI/Edwx18rdq7s/s1600-h/Alice-In-Chains-2-Event.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 302px; height: 250px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzyyAGZpiiI/AAAAAAAAAQI/Edwx18rdq7s/s400/Alice-In-Chains-2-Event.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421403766235171362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il viaggio senza ritorno degli Alice in Chains&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio o il semplice sguardo di forme e pensieri lontani, sia dal punto di vista temporale che da quello geografico, può risultare difficoltoso per la mancanza di fonti appropriate, spesso mediate da interpretazioni distorte, oppure essere particolarmente agevole per il privilegio di un coinvolgimento marginale. Per chi ha vissuto la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Novanta&lt;/span&gt;, nel pieno della propria adolescenza, entrambe le sopracitate prospettive appaiano però quanto mai lontane dalla verità.&lt;br /&gt;Anche allora – correva l’anno 1991 – chi masticava un poco la musica, aveva l’impressione che quell’abusato ed estremamente localistico termine (sinonimo stesso della città di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Seattle&lt;/span&gt;), fosse stato creato ad arte per arricchire discografici e mass-media. Già, perché tutti noi, mossi i primi passi in ambito hard-rock e metal, ci chiedevamo quasi ingenuamente cosa mai avessero in comune gente come Nirvana, Soundgarden o Pearl Jam. Quello che nessuno poteva negare era una sorta di allontanamento da un certo tipo di suono pulito che da qualche anno la faceva da padrone, a favore di un più marcatamente grezzo e sanguigno “sporco” che ricordava molto certe sonorità anni Settanta. Ecco come vedevamo noi il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;grunge&lt;/span&gt;, come un semplice ritorno al passato di un genere che stava attraversando un periodo di crisi, confermata dal crescente calo di popolarità e dalla latitanza di idee innovative.&lt;br /&gt;Non c’era nulla di nuovo, di autentico, di elitario. C’era solo l’ennesimo manipolo di business-man che aveva fiutato l’affare; le stesse &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;camicie di flanella&lt;/span&gt; erano una semplice necessità per gli abitanti delle boscose e fredde campagne dello stato di Washington, non certo una moda. Ed è forse anche per le frequenti piogge che i ragazzi preferivano chiudersi nei bar o nei sottoscala a stremare amplificatori e distorsori piuttosto che uscire e giocare a football. È probabile che perfino adesso, a quasi quattro lustri di distanza, sia in voga tra i giovani la stessa pratica. Peccato che a nessun discografico interessi più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono stati gruppi, poi, che con il fenomeno grunge avevano ancora meno a che fare, dal momento che nelle loro produzioni appariva lontanissima la rabbia punk dei quasi dimenticati Mudhoney, considerati dalla maggior parte della critica, i primi esponenti del genere. &lt;br /&gt;Semmai, il punto di contatto, risiedeva in un tono depresso e pessimista della poetica che accompagnava una musica che, a conti fatti, non aveva nulla di ribelle in quanto manifesto di decadenza nichilista e autodistruzione.&lt;br /&gt;Alice in Chains, è l’epiteto di un malessere dichiarato al mondo intero. Ad un appassionato di cinema può ricordare il titolo di un &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;B-movie&lt;/span&gt; appartenente al filone “women in prison” partorito dal calderone dell’explotion anni Settanta (in effetti gli esordi della band si rifanno molto al glam rock un po’ sessista stile Gun’N’Roses e Motley Crue), in realtà l’Alice in questione è una povera e martoriata creatura che lotta ostinatamente (e inutilmente) contro le pesanti catene della vita, la cui unica via d’uscita è quella di farsi imprigionare da catene ancora più pesanti. &lt;br /&gt;Tempi dilatati, arpeggi sinistri e voce funerea ma al contempo feroce, sono gli elementi caratteristici di una parte della produzione degli Alice in Chains, inesorabilmente influenzata dal fantasma della tossicodipendenza del vocalist Layne Staley. I testi parlano di droga, morte, solitudine, non risultando mai come gratuito inno all’autodistruzione, ma piuttosto come drammatica e inascoltata richiesta d’aiuto.&lt;br /&gt;Quando gli Alice pubblicarono Facelift, il loro primo album, Nevermind avrebbe dovuto attendere ancora un anno prima di vedere la luce e sconvolgere il mondo discografico. È il 1990, in quel periodo i Nirvana si muovono su coordinate vicinissime al punk, i Soundgarden scimmiottano Led Zeppelin e Black Sabbath, mentre i Pearl Jam non esistono ancora. Ecco che un gruppo nato nei celebri &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Music Bank&lt;/span&gt; della città statunitense, inizia a creare una forma per certi versi legata al metal mainstream, esasperandone però i lati più claustrofobici, spesso rallentando il beat, e inasprendola con toni cupissimi, quasi gotici, che si rifanno alla tradizione dark. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli artefici di questo particolarissimo sound fatto di oscure chitarre metalliche accordate quasi sempre in &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dropped D&lt;/span&gt; (la sesta corda viene accordata in Re invece che in Mi, permettendo una maggiore estensione verso le note basse, oltre ad un suono più “pieno” nella tonalità di Re), unito a cupe e alienanti melodie generate dalla sovraincisione di molteplici linee vocali parallele, si chiamano Jerry Cantrell, talentuoso chitarrista e Layne Staley, geniale vocalist. Entrambi ottimi compositori, definirono in breve tempo il loro inconfondibile marchio di fabbrica insieme al batterista Sean Kinney e al bassista Mike Starr, sostituito nel 1993 da Mike Inez.&lt;br /&gt;L’album d’esordio (Facelift, 1990), preceduto dall’Ep “We die young”, pone le basi alla produzione futura; si tratta di un disco a tratti ancora acerbo in cui spiccano già alcuni brani memorabili. Prima fra tutte le già citata e potente “We die young”, poi la sincopata ed epica “Man in the box” e la lunga e angosciante “Love, hate, love”, in cui ci si imbatte in un tempo lentissimo, dominato da suoni psicotici che raccontano una storia di sconsolazione, solitudine e ira. Il sound è solo abbozzato, ma già evidente: la chitarra di Cantrell corposa, e sempre in primo piano, si abbina alla voce di Staley che, nel pieno della sua &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;veemenza giovanile&lt;/span&gt;, è capace di tracciare vocalizzi potentissimi e allucinati, anche se non ancora perfettamente rodati in termini di espressività. Il successivo Ep (Sap, 1992), contiene quattro brani (più una nevrotica ghost track), che stupisce pubblico e critica per la quasi totale assenza di arrangiamenti elettrici, un mini album infarcito da chitarre acustiche, pianoforte, leggere rullate di batteria e voce melodica, elementi che discostano il gruppo dalla semplicistica definizione di metallari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzyzZEL5cgI/AAAAAAAAAQo/U0Io-yhWOIQ/s1600-h/alice+in+chains+dirt-thumb-480x480.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzyzZEL5cgI/AAAAAAAAAQo/U0Io-yhWOIQ/s200/alice+in+chains+dirt-thumb-480x480.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421405294648979970" /&gt;&lt;/a&gt; Gli Alice conoscono un successo sempre crescente, accompagnato ovviamente da pressioni di ogni tipo. Iniziano i problemi con la droga, accentuati, nel caso di Layne, dalla figura di un padre alcolizzato e tossico che, dopo aver abbandonato la famiglia per parecchi anni, ritorna per poter sfruttare la popolarità e i soldi del figlio.&lt;br /&gt;A questo punto, avventori del ghetto più disadattato dell’alternative nation, eredi in quanto a nichilismo e psicosi degli appena defunti Jane’s Addiction, gli Alice in Chains sfornano il loro capolavoro (Dirt, 1992). È il disco perfetto e al contempo manifesto del disfacimento in liquefazione dell’anima e del corpo. Non c’è tregua in Dirt, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;nessuna speranza di salvezza&lt;/span&gt;, nemmeno un attimo per respirare e già dal primo solco si è travolti da un granitico muro di chitarre e da un urlo di angosciante dolore che scaraventa in un abisso di decadente e inaudita violenza psicologica e sonora.&lt;br /&gt;Ogni brano è un inno agli aspetti più espressivi del metal, dal fragore dei Metallica, all’oscurantismo dei contemporanei Soundgarden. Ogni testo parla di dolore e disperazione, di droga e solitudine. Sono le parole (facile a dirsi conoscendo l’epilogo della storia) di un uomo vulnerabile e della sua difficoltà a sbrigliarsi da una dipendenza più forte e invasiva di qualsiasi altra cosa: è l’inizio del viaggio senza ritorno. &lt;br /&gt;L’anno seguente, rivela l’ennesima sorpresa: il quartetto, fresco di un nuovo bassista, sforna un altro Ep semiacustico (Jar of flies, 1994), questa volta però agli antipodi della scarna sobrietà di Sap. È un altro capolavoro, anche se lontanissimo dalla dimensione sonora più congeniale al gruppo. Il suono è ricolmo di arrangiamenti che sfiorano il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;barocco&lt;/span&gt;, facendo per la prima volta parlare di “grunge progressivo”, aperto a riforme armoniche di varia natura. Spiccano in particolare l’indolente incedere onirico dell’opener “Rotten Apple”, il poetico intimismo di “Nutshell”, la fiabesca “I stay away”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I problemi di tossicodipendenza del vocalist maudit, si fanno sempre più gravi e circolano le prime voci di scioglimento. In realtà è proprio Staley a rompere il silenzio, durato più di un anno, pubblicando l’interessante “Above”, digressione di blues acido e psichedelico, insieme a McReady dei Pearl Jam e a Martin e Lanengan degli Screaming Trees, sotto l’appellativo di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mad Season&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Qualche mese più tardi esce un po’ a sorpresa quello che sarà l’ultimo lavoro in studio del quartetto (Alice in Chains, 1995). L’album, senza titolo, noto anche come “Tripoid” per via del triste cane a tre zampe rappresentato sulla cover, segna il totale abbandono a qualsiasi riferimento blues, perde in potenza rispetto al suo predecessore Dirt, guadagnando in umore cupo e atteggiamento oltremondano. È un perfetto esempio di post-rock strutturato, qualcuno scriverà che l’ascolto è un’esperienza simile alla &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;contemplazione distaccata&lt;/span&gt; del proprio cadavere. Dal punto di vista musicale, si assiste forse a un leggero passo indietro; la stessa interpretazione del cantante non è all’altezza del passato (l’evidente affaticamento è in parte sopperito dal solito mare di sovraincisioni che, seppur sempre suggestive, celano parzialmente la difficoltà a reggere le linee melodiche più impegnative), eppure proprio qui, Cantrell e Staley raggiungono una maturità compositiva sorprendente, in cui la notevole profondità delle liriche, trova il giusto equilibrio con l’andamento plumbeo e funereo delle partiture strumentali. &lt;br /&gt;Da questo momento in poi, resta solo il tempo per una manciata di concerti come spalla dei Kiss, per la registrazione di uno spettacolo acustico per Mtv, e per la solita e inflazionistica pubblicazione di raccolte di vario genere (a parte l’interessante cofanetto Music Bank, dove si possono ascoltare demo e brani inediti).&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzyzFL7JTxI/AAAAAAAAAQg/2qKVBNCc6d0/s1600-h/layne.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 143px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzyzFL7JTxI/AAAAAAAAAQg/2qKVBNCc6d0/s200/layne.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421404953128816402" /&gt;&lt;/a&gt; Le pessime condizioni di salute di Staley, associate a una depressione aggravatasi dopo la morte nel 1996 dell’unica ragazza che avesse amato, lo porteranno inevitabilmente in fondo al baratro, sancendo una prematura fine artistica che anticiperà di qualche anno la sua morte. L’artista fu trovato senza vita il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;19 aprile 2002&lt;/span&gt;, a venti giorni di distanza dalla data del decesso. Vegeteva da tempo in completa solitudine destinato a un’uscita di scena triste e silenziosa, lontana dai clamori della più nota e idolatrata icona di Seattle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rock ha avuto tanti figli spezzati dai loro stessi sogni… uno in più non cambierà certo la storia. Chi ha avuto la fortuna di conoscere Layne, però, può affermare che non possedeva nemmeno in minima parte l’ego ipertrofico della rockstar, “una persona troppo vulnerabile, nervo ipervibrante esposto ai dolori del mondo che non riusciva a reggerne l’onda d’urto”.&lt;br /&gt;Nessun regista racconterà i &lt;span style="font-style:italic;"&gt;last days&lt;/span&gt; di Layne, nessuna vedova lucrerà sulla sua immagine di dannato. Probabilmente, pochi si ricorderanno nei decenni a venire dei meriti di questa grande band. Rimane forse la magra e un po’ patetica consolazione di sapere che Alice ha finalmente spezzato le sue catene ed è volata via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-3352281485689753374?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/3352281485689753374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=3352281485689753374' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/3352281485689753374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/3352281485689753374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2009/12/we-die-young.html' title='WE DIE YOUNG'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzyyAGZpiiI/AAAAAAAAAQI/Edwx18rdq7s/s72-c/Alice-In-Chains-2-Event.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-367051478637928799</id><published>2009-09-05T16:36:00.002+01:00</published><updated>2009-09-05T16:41:17.854+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='varie'/><title type='text'>Chissa com'è...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SqKGgTFc8cI/AAAAAAAAAQA/0IeX0_6K_58/s1600-h/1212606232.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 277px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SqKGgTFc8cI/AAAAAAAAAQA/0IeX0_6K_58/s400/1212606232.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5378008794470871490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La prima volta che mi innamorai è stato nell’autunno del 79. Grandi occhi marroni, una folta chioma di ricci biondi. Si chiamava Vanessa, ma a me ricordava tanto Shirley Temple. Fu per lei che smisi di fare i capricci e mi convinsi ad andare all’asilo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda volta che mi innamorai era la primavera dell’84. Ricordo l’esplosione colorata delle bancarelle e il mio papà che mi metteva al collo una sciarpa bellissima. Non come quelle orribili che la mamma mi costringeva a indossare per andare a scuola. Questa era blu, con tante righe; una bianca, una rossa, una nera, un’altra bianca. Ricordo un lungo e buio corridoio, un neon difettoso che si accendeva e spegneva, la mia mano stretta a quella grande e forte di mio papà e il cuore che mi batteva veloce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine del corridoio, un’infinita distesa verde col suo intenso profumo di erba appena rasata e tanta gente, tantissima gente. Mai vista così tanta gente insieme prima di quel giorno.&lt;br /&gt;Tutti presi a cantare, gridare e agitare enormi bandiere, colorate come la mia sciarpa. &lt;br /&gt;Quando entrarono su quel grande prato i giocatori vestiti con gli stessi colori della sciarpa e delle bandiere, riconobbi subito la maglia della mia squadra. Era la prima volta che la vedevo dal vero, era bellissima, le foto sulle figurine dell’album non le rendevano giustizia. C’erano anche quelli dell’altra squadra, avevano la maglia a righe nere e blu. Mio papà mi disse che si chiamavano Inter… No, decisamente, non mi piaceva quella maglia, con solo due colori! Ero soddisfatto della mia scelta: tifare per la squadra con la più bella maglia che esistesse.&lt;br /&gt;Mio papà mi prese sulle spalle, il rumore intorno era assordante, sembrava una festa. Non era Carnevale e neppure Capodanno, ma era ancora più bello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La partita, sinceramente, non la ricordo. So che alla fine la gente non cantava più, anzi erano tutti arrabbiati e dicevano un sacco di parolacce. Avevamo perso due a zero, ma a me non importava molto, io ero felice lo stesso, avevo appena visto lo spettacolo più bello del mondo.&lt;br /&gt;Dicono che l’amore sia una questione di chimica, che possa durare pochi anni, poi lentamente si affievolisce, lasciando spazio ad altri sentimenti, l’affetto, per esempio. Beh, io sono fortunato. Io faccio l’amore con la mia lei con la stessa passione, ogni domenica, da oltre 25 anni. &lt;br /&gt;Quando mi vede lei mi riconosce subito perché da quel giorno indosso sempre la stessa sciarpa che mi regalò mio padre.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia, maggio 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-367051478637928799?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/367051478637928799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=367051478637928799' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/367051478637928799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/367051478637928799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2009/09/chissa-come.html' title='Chissa com&apos;è...'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SqKGgTFc8cI/AAAAAAAAAQA/0IeX0_6K_58/s72-c/1212606232.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4022236657792779015</id><published>2008-05-03T08:41:00.004+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:03.520Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Il ritorno di Martina</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SBwYj0CrYxI/AAAAAAAAAKw/92lB09aneu4/s1600-h/splashy.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5196055073623073554" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SBwYj0CrYxI/AAAAAAAAAKw/92lB09aneu4/s400/splashy.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fuori piove. Come allora, come quel pomeriggio di dieci anni fa. È una strana sensazione trovarsi qua da soli. A qualche migliaio di chilometri da quella che sarebbe casa mia. Da quella che sarebbe la mia città. Invece non ho più una casa, nessuna città mi annovera tra i suoi abitanti, nessuna famiglia attende il mio rientro per cena. Sono un’anima errante, un mendicante senza nome, uno dal quale è meglio girare alla larga. Non fosse altro per il lezzo che emano. Già… odoro di morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è Brest, nord della Francia. Qui tutto è grigio. I palazzi, ricostruiti a tempo di record dopo i bombardamenti, così come il cielo. Anche le pareti della stanza sono grigie. Quasi, non si distingue differenza tra di esse e il panorama oltre la finestra. Una stanza densa di ricordi e malinconia. Malinconia per quello che poteva essere e non è stato.&lt;br /&gt;E poi un numero. Tra cifre che mi hanno ossessionato per tutto questo tempo. Stanza 216, Hotel Ètoile, trecento metri dalla stazione.&lt;br /&gt;È proprio vero che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. A volte capita subito. Magari mentre la polizia è intenta a fare i rilevamenti. A volte capita a distanza di anni per festeggiare una ricorrenza. Per esempio quella di essersi liberati di un marito scomodo e avere iniziato una nuova vita. Un motivo non da poco per far festa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Certo, c’è qualcosa di macabro e morboso a voler scopare col tuo nuovo compagno mentre bevi champagne proprio dove mi hai ammazzato, ma sapevo che prima o poi saresti tornata. Ho sempre sospettato che fossi una puttana sadica, ma, mea culpa, ti amavo. Ora, cara Martina, è arrivato per me il momento dell’eterno riposo, è arrivato il momento di vendicare la mia morte. Ho atteso dieci anni, ma per uno spirito condannato al limbo sono un periodo appena sufficiente a prendere coscienza del proprio stato di trapassato.&lt;br /&gt;Mi basta penetrare il tuo petto con la punta delle dita e cercare il tuo cuore. Affondare, stringere forte, bloccare il tuo sangue, fermare il tuo respiro. Osservare il tuo corpo nudo irrigidirsi mentre sei sopra di lui. Non è un orgasmo, bambina. Stai morendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho neppure il tempo di incrociare la tua anima, se mai ne hai posseduta una, che qualcosa mi trascina fuori da qui. Inizio la mia discesa all’inferno, o almeno suppongo. Non riesco nemmeno a vedere la tua espressione corrugata e stupita. Probabilmente ci sei rimasta male. Non era una cosa che avevi programmato. Morire. Qui e ora. Addio Martina, questa volta per sempre.&lt;br /&gt;Continua a piovere, ma va bene così. Ho sempre desiderato andarmene da qui con un bel temporale.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Componimento di Davide Battaglia (gennaio 2006)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Concorso "SANguinario VALENTINO" 2a edizione &lt;a href="http://www.latelanera.com/"&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;www.latelanera.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4022236657792779015?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4022236657792779015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4022236657792779015' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4022236657792779015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4022236657792779015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2008/05/il-ritorno-di-martina.html' title='Il ritorno di Martina'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SBwYj0CrYxI/AAAAAAAAAKw/92lB09aneu4/s72-c/splashy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-7903586998338288419</id><published>2008-03-08T15:46:00.001Z</published><updated>2008-12-12T03:09:03.838Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>Pink Floyd, live at Pompeii</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R9K3NrACCbI/AAAAAAAAAKo/mT3mBioyUA4/s1600-h/20067272335581.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175400367311161778" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R9K3NrACCbI/AAAAAAAAAKo/mT3mBioyUA4/s200/20067272335581.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Echi di un passato sepolto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un timore reverenziale quello che scaturisce dalla visione del profilo del &lt;strong&gt;Vesuvio&lt;/strong&gt;, determinato dalla consapevolezza che il “vulcano degli dei” non ancora domato, è chiuso da un tappo di rocce, ceneri e polveri che si sono accumulate dal 1944, data della sua ultima eruzione, a oggi.&lt;br /&gt;Il Vesuvio è prima di ogni altra cosa un simbolo che rappresenta l’anima di questo luogo intriso di misteri iniziatici legati alla morte e alla rinascita, e che parla attraverso le genti e gli avvenimenti.&lt;br /&gt;Attorno ad esso nacquero e si diffusero i culti di Dioniso e di Cibale, la dea col tamburo, prima, e delle Madonne, dopo. Una terra popolata da miti e leggende, densa di storia e cultura, che trova la sua testimonianza più importante nei resti della città di Pompei. Qui il tempo si è fermato quasi &lt;strong&gt;2000 anni fa&lt;/strong&gt;, nell’istante in cui il Vesuvio ha scatenato la sua più violenta eruzione, immobilizzando ogni cosa, animata e non, si trovasse sulla traiettoria della sua indomabile furia.&lt;br /&gt;Tra le rovine di palazzi e ville, strette strade lastricate di basalto, affreschi e mosaici, e osservando i calchi dei corpi degli sfortunati abitanti, si respira un’atmosfera surreale e quasi ultraterrena.&lt;br /&gt;La particolarità e il fascino mistico di questo sito hanno senza dubbio contribuito al successo di una delle operazioni musicali (e cinematografiche) più riuscite nella storia della musica leggera. Agli albori degli anni Settanta, quattro ragazzi londinesi rispondenti al nome di Pink Floyd ricevettero l'offerta di girare un film-concerto, pratica abbastanza consueta, in quel periodo, per un gruppo di successo mondiale. Ma la musica dei Floyd era quanto di più anticonvenzionale esistesse all’epoca nel panorama del rock e, in accordo con il regista &lt;strong&gt;Adrian Maben&lt;/strong&gt;, fecero una scelta all’altezza della loro fama sia per quanto concerneva la location, sia per quello che riguardava l’esecuzione.&lt;br /&gt;Il film, Pink Floyd, Live at Pompeii, registrato nell’anfiteatro della città-museo resta ancora oggi un passaggio memorabile (e unico) della storia del rock. Realizzato nell'era dei concerti megalitici con migliaia di spettatori, ha invece la peculiarità di essere eseguito in uno spazio vuoto, senza pubblico, se non quello delle silenziose opere architettoniche pompeiane, per poter raggiungere la massima &lt;strong&gt;purezza di suono&lt;/strong&gt; consentita.&lt;br /&gt;La musica sublime dei Pink Floyd, l’avveniristica regia di Maben e la magica bellezza del luogo rendono questo concerto un mosaico di suoni e immagini evocative.&lt;br /&gt;Non si può rimanere impassibili di fronte a una simile potenza visionaria. Le parole si perdono nel vento come gli incandescenti vapori che fuoriescono dalla terra, i suoni, ora dolci, ora taglienti, avvolgono come lava e fendono come lapilli, le pelli dei tamburi scosse vorticosamente richiamano la voce del vulcano, mentre la cenere lentamente ricade sulla superficie delle cose accompagnando i titoli di coda.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;La scaletta dei brani: Echoes part I, Careful with That Axe Eugene, A Saucerful of Secrets, Us and Them, One of These Days (I'm Going to Cut You), Set the Controls for the Heart of the Sun, Brain Damage, Mademoiselle Nobbs, Echoes part II.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Davide Battaglia&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175399903454693794" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R9K2yrACCaI/AAAAAAAAAKg/-J8NH497DnE/s400/PinkFloydPompei-0009.jpg" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-7903586998338288419?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/7903586998338288419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=7903586998338288419' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/7903586998338288419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/7903586998338288419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2008/03/pink-floyd-live-at-pompeii.html' title='Pink Floyd, live at Pompeii'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R9K3NrACCbI/AAAAAAAAAKo/mT3mBioyUA4/s72-c/20067272335581.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4957790831909951932</id><published>2008-01-11T12:20:00.000Z</published><updated>2008-12-12T03:09:04.147Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Milano calibro 9</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154195534624878770" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R4dhh9g4cLI/AAAAAAAAAKA/iIRPWB-ybTk/s200/Milanolocandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;strong&gt;Una città al sapore di piombo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Titolo originale: Milano calibro 9&lt;br /&gt;Regia: Fernando di Leo&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Anno: 1972&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Produzione: Italia&lt;br /&gt;Sceneggiatura: Fernando di Leo, Augusto Finocchi, Ingo Hermess&lt;br /&gt;Durata: 97 min. (colore)&lt;br /&gt;Genere: noir, thriller&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Voto: 8,5&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Piazza del Duomo, i navigli, parco Sempione, stazione centrale. Nell'immaginario comune la metropoli lombarda non è, necessariamente, un luogo bucolico e rasserenante, anzi, spesso è sinonimo di frenesia, caos, traffico e &lt;strong&gt;polveri sottili&lt;/strong&gt; nell'aria grigiastra della pianura. Ma chi è che, pensando a Milano, e allo stereotipo (in gran parte retaggio degli anni Ottanta) della "città da bere", non si lascia andare all'immagine di lunghi aperitivi, di grandi negozi di moda, di animata vita sociale e, perché no, di domeniche (quando le partite si giocavano giusto la domenica) barricate all'interno del "tempio" di &lt;strong&gt;San Siro&lt;/strong&gt;?&lt;br /&gt;Qualche anno fa, in particolare negli oscuri Settanta, però esisteva una Milano profondamente diversa. Una Milano che poteva rappresentare al meglio la stragrande maggioranza delle più importanti città italiane (non a caso condivide con Torino, Genova, Roma e Napoli, i soggetti cinematografici a cui faceva da sfondo) che in quegli anni erano vittima di uno stato di terrore generalizzato e che trova riscontro nella triste, ma azzeccatissima definizione "di piombo".&lt;br /&gt;Paranoia, &lt;strong&gt;claustrofobia&lt;/strong&gt; e terrore erano il pane quotidiano di Stato, forze dell'ordine, mass media, gente perbene (e meno perbene) ed era naturale che anche il cinema e la letteratura se ne cibassero.&lt;br /&gt;Dopo il boom economico l'Italia stava attraversando una fase di modernizzazione che ha portato con sé una serie di attriti e traumi che sono stati immortalati e ben rappresentati soprattutto da un autore letterario che ha avuto il merito di sdoganare un genere, il noir, che fino a quel momento era stata una prerogativa di scrittori di lingua anglosassone. L'autore risponde al nome di &lt;strong&gt;Giorgio Scerbanenco&lt;/strong&gt; e il suo stile crudo e diretto, così lontano dalla tradizione letteraria nostrana, unito al fatto di aver superato la formalità del giallo classico (che necessita di un mistero da svelare) portandola alla più concreta, morbosa e forse per questo paurosa, dimensione di fatto di cronaca nera, è alla base di tutto un movimento cinematografico che imperò in quegli anni e che oggi viene definito (un po' semplicisticamente e, in alcuni casi, erroneamente) poliziottesco.&lt;br /&gt;È da qui che registi come Fernando di Leo hanno pescato a piene mani per dar vita a una delle stagioni più intense e prolifiche del cinema nostrano, che contemplava, oltre ai già citati polizieschi e noir, anche una vasta produzione di pellicole di "genere" (dalla fantascienza al western, dall'erotico all'horror) che oggi sono quasi completamente scomparse dalle nostre sale.&lt;br /&gt;Milano Calibro 9, probabilmente il migliore film del regista pugliese, pur presentando lo stesso titolo del libro di Scerbanenco, è in realtà una commistione di elementi presenti in diversi racconti pubblicati dallo scrittore di origine ucraina.&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R4dh6dg4cMI/AAAAAAAAAKI/w0OZP6LyI4o/s1600-h/Milanocalibro9B.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5154195955531673794" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R4dh6dg4cMI/AAAAAAAAAKI/w0OZP6LyI4o/s400/Milanocalibro9B.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;È considerato universalmente come la vetta del cinema italiano nel genere thriller e &lt;strong&gt;noir&lt;/strong&gt; e vanta un numero consistente di estimatori anche all’estero (tra cui il regista pulp per eccellenza Quentin Tarantino). Si differenzia molto dai film polizieschi del periodo perché più che occuparsi della dicotomia guardia-ladro, preoccupandosi della risposta dello Stato all’imperversare della malavita, è un’analisi interna al mondo della malavita stessa, di come possa essere concepita in modi totalmente differenti e di come non esistano ruoli facilmente delineabili.&lt;br /&gt;Milano ha un ruolo fondamentale perché alla base vi è anche un’analisi sociologica di quel periodo determinata dalla presenza sempre più massiccia di lavoratori (e qualche volta delinquenti) che provenivano dal Sud Italia, colpevoli in qualche modo di aver esportato il “prodotto” &lt;strong&gt;mafia&lt;/strong&gt; anche al di fuori dei confini regionali. Le lotte di classe dei lavoratori, le contraddizioni interne alla polizia riformata nel 1970, i siparietti tra funzionari filo-comunisti e tra quelli filo-fascisti, condiscono una vicenda tremendamente reale e – parole dello stesso regista – morale. Morale nel senso che in un contesto come quello narrato dalla pellicola, non esistono certezze per lo spettatore: i valori possono cambiare in qualsiasi momento, i buoni non sono esattamente quello che sembrano, così come non lo sono i cattivi. Questo perché, fondamentalmente, non esistono ne gli uni ne gli altri. Esistono solo gli uomini con le loro &lt;strong&gt;debolezze&lt;/strong&gt; e i loro difetti genetici.&lt;br /&gt;Un cast di attori formidabili (su tutti &lt;strong&gt;Gastone Moschin&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Mario Adorf&lt;/strong&gt;), una dark lady (Barbara Bouchet) bellissima e fatale come il genere impone una storia tesa e dal ritmo serrato, una città che si affranca dal mero ruolo di sfondo diventando vera e propria protagonista, una splendida colonna sonora (realizzata dagli Osanna diretti da Luis Bacalov) a metà strada tra il &lt;strong&gt;rock-progressive&lt;/strong&gt; e il luonge e, ovviamente, il tocco di un regista abile come il compianto di Leo, fanno di quest’opera un gioiello imprescindibile per qualsiasi amante di cinema.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4957790831909951932?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4957790831909951932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4957790831909951932' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4957790831909951932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4957790831909951932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2008/01/milano-calibro-9.html' title='Milano calibro 9'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/R4dhh9g4cLI/AAAAAAAAAKA/iIRPWB-ybTk/s72-c/Milanolocandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-5160321863086807182</id><published>2007-10-19T17:29:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:05.208Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>La maschera del demonio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxjfBOLprlI/AAAAAAAAAJ4/oUfh32P-tq8/s1600-h/Maschera+locandina.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxjfBOLprlI/AAAAAAAAAJ4/oUfh32P-tq8/s200/Maschera+locandina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123089788213767762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alle origini del cinema gotico italiano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: La maschera del demonio&lt;br /&gt;Regia: Mario Bava&lt;br /&gt;Anno: 1960&lt;br /&gt;Produzione: Italia&lt;br /&gt;Genere: horror&lt;br /&gt;Durata: 84 min. (B/N)&lt;br /&gt;Cast: Barbara Steele, John Richardson, Ivo Garrani&lt;br /&gt;Voto: 8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel panorama della cinematografia italiana esistono autori declamati che rimarranno, con ogni probabilità, impressi nella memoria comune (oltre che sulla celluloide) in eterno. Esistono poi personaggi ingiustamente dimenticati, nonostante il loro contributo alla settima arte sia stato fondamentale. Fortuna che all’estero (Stati Uniti e buona parte dell’Europa) si ricordano ancora di un “piccolo e modesto” ometto che, da abile artigiano qual era è riuscito a trasformarsi in geniale artista, approfittando della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;metamorfosi&lt;/span&gt; che, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Settanta, coinvolse la società italiana, scandita – in buona parte – dalla nascita e diffusione della televisione. Il tanto discusso elettrodomestico accelerò il processo di laicizzazione mostrando a un pubblico in piena fase di ripresa post bellica e conseguentemente altamente ricettivo, un costume più spregiudicato e disinibito. L’opera di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mario Bava&lt;/span&gt;, attivo come regista dal 1960 al 1980, si inserisce proprio in questo contesto: dall’avvento della televisione di Stato al proliferare delle tv private, dalla produzione di melodrammi sentimentali imperante fino agli anni Cinquanta all’avvento dell’erotismo e della violenza che domineranno le pellicole degli anni Sessanta e Settanta. Cambiava il popolo, il modo di pensare e cambiavano le componenti delle storie che coinvolgevano il popolo stesso; una trasformazione veicolata soprattutto da due generi che conobbero il loro apice commerciale proprio in quel periodo: la commedia e l’horror. &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rxjd7-LpriI/AAAAAAAAAJg/Yw6Dr3Pwp7M/s1600-h/Maschera+03.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rxjd7-LpriI/AAAAAAAAAJg/Yw6Dr3Pwp7M/s200/Maschera+03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123088598507826722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A Bava spetta, con unanimità di pensiero, la responsabilità dell’invenzione del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;cinema gotico italiano&lt;/span&gt;, e il primato (insieme a Riccardo Freda) per aver infranto il divieto di produrre pellicole appartenenti a un genere non gradito al regime fascista. Se è pur vero che il maestro ligure (sanremese per la precisione) attinge a piene mani dalle gesta di produzioni estere – quelle a lui contemporanee dell’inglese &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Hammer&lt;/span&gt;, e quelle più classiche della Universal degli anni Trenta e Quaranta – è altrettanto vero che riesce a permeare ogni sua opera con uno stile unico e originale, che nega il carattere di puro intrattenimento posto all’origine, grazie al connubbio di tre elementi differenti: il fantastico, l’ironia e la ricerca visiva, miscelati a una grande preparazione tecnica acquisita in anni di attività all’Istituto Luce, dapprima nel ruolo di operatore, poi come direttore della fotografia e in seguito come capo del reparto trucchi, imponendosi come realizzatore di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;effetti speciali&lt;/span&gt;. Tutta la sua abilità è condensata in questo monumentale esordio: “La maschera del demonio” sottolinea anche la sua capacità di stravolgere un’idea di partenza, di rielaborare una sceneggiatura che, tratta da un racconto di Gogol carico di ironia, atmosfere surreali e atteggiamenti fantastici, si trasforma in un condensato di crudeltà, ribrezzo e macabro. Avvolto da un paganesimo atavico ammantato di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Romantic&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ismo&lt;/span&gt; risulta totalmente estraneo all’opera originaria di Gogol. Unico elemento a permanere è quel senso di precarietà tipico delle rappresentazioni della nobiltà russa che avrà in Checov uno dei suoi massimi cantori. Non mancano i riferimenti al Dracula letterario e all’eterna contrapposizione tra Bene e Male, ma l’elemento centrale ruota attorno alla minaccia al tabù morale, prodotto dal “mostro” sotto forma di provocante fanciulla, attraverso comportamenti sessuali giudicati dalla società (e a maggior ragione da quella di quarant’anni fa) &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;devianti e perversi&lt;/span&gt;, creando un effetto di repulsione-attrazione per mezzo di immagini “scandalose”. Tema che resterà predominante per quasi un ventennio, almeno finché il pubblico non risulterà sufficientemente smaliziato e avrà bisogno di ben altri incubi e paure per poter essere appagato in modo soddisfacente. Ad incarnare questo seducente terrore troviamo una giovane quanto affascinante Barbara Steele, che con i suoi particolari lineamenti, avrà un ruolo fondamentale nella nascente poetica della “ginecofobia”, come è stata definita da alcuni esperti del cinema di quel periodo. La struttura della pellicola è contraddistinta da una sorta di dicotomia riscontrabile sia nella caratterizzazione dei personaggi (su tutti, ovviamente, il doppio ruolo della protagonista), sia in quella dei luoghi: la contrapposizione tra la locanda (e il villaggio che essa rappresenta) e il misterioso castello è un altro chiaro rimando alla letteratura Ottocentesca. Ma Bava, con un’intuizione geniale, si diverte a mettere in discussione certe convenzioni, associando, per quasi tutta la durata del film, il male alla luce – basta pensare al volto della strega Asa, nella seqenza iniziale che mostra la sua esecuzione, illuminato da un bagliore quasi “sacro” – paragonato al buio che avvolge i sarcedoti – che starebbero invece a simboleggiare il bene. Il castello e i giardini che lo circondano appaiono in evidente &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;disfacimento&lt;/span&gt; e simboleggiano il degrado morale degli stessi personaggi. Gli altri immancabili ambienti, comuni ad ogni classico film horror, sono il bosco dalla fitta vegetazione che avvolge la carrozza su cui viaggiano i due dottori, e il cimitero, luogo sconsacrato, da cui risorgono le vittime della strega per compiere il suo volere. Bava condisce tutto con un bellissimo bianco e nero che gli permette oltretutto di mostrare quello che, fino a prima di lui, veniva considerato non mostrabile, restituendo al genere fantastico quella fisicità che gli appartiene di diritto. Il bianco e nero assurge a nuovo mezzo comunicatore mantenendo immutato, al contempo, il fascino del suo gusto retrò. Per accorgersi della grandezza di quest’opera è sufficiente recuperare il dvd edito dalla RHV e ammirare, oltre al film, il documentario “Mario Bava: Maestro of the Macabre”, ascoltare le testimonianze di registi come Tim Burton, John Carpenter o Joe Dante, che tessono giustamente le sue lodi, così come nessun altro in Italia ha mai fatto sufficientemente e, magari, commuoverci per un passato remoto che non tornerà più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Articolo di Davide Battaglia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;pubblicato su Viaggia l'Italia n°35, Clementi Editore, dicembre 2006&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxjeruLprkI/AAAAAAAAAJw/RFd1012EcE4/s1600-h/Maschera+01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxjeruLprkI/AAAAAAAAAJw/RFd1012EcE4/s400/Maschera+01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123089418846580290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-5160321863086807182?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/5160321863086807182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=5160321863086807182' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/5160321863086807182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/5160321863086807182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/10/la-maschera-del-demonio.html' title='La maschera del demonio'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxjfBOLprlI/AAAAAAAAAJ4/oUfh32P-tq8/s72-c/Maschera+locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-6939202050831255046</id><published>2007-10-15T10:56:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:05.614Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Planet Terror</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxM8ceLprZI/AAAAAAAAAHk/GIgOfSbdO7E/s1600-h/00002081NL.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxM8ceLprZI/AAAAAAAAAHk/GIgOfSbdO7E/s200/00002081NL.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5121503661086322066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'allievo supera il maestro&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Titolo originale: Planet Terror&lt;br /&gt;Regia: Robert Rodriguez&lt;br /&gt;Anno: 2007&lt;br /&gt;Produzione: USA&lt;br /&gt;Genere: horror/fantascienza&lt;br /&gt;Durata: 115 min.&lt;br /&gt;Cast: R. McGowan, M. Shelton, M. Parks, F. Rodriguez, J. Brolin, B. Willis, Q. Tarantino&lt;br /&gt;Voto: 8&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Giudizio personale e per questo opinabilissimo, ma se il più capace, elaborato e colto Quentin, nel suo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Death Proof&lt;/span&gt;, rimane un po' indeciso su quale direzione prendere, appesantendo il suo film da un paio di scene estremamente lunghe e noiose, condite da dialoghi non all'altezza della sua fama, il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;figliol prodigo&lt;/span&gt; Robert centra in pieno il bersaglio con il suo esageratissimo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;contamined movie&lt;/span&gt;, che strizza l'occhio al cinema di Lenzi (in particolare al trashone "Incubo sulla città incontaminata"), di Romero, di Carpenter e al suo "Dal tramonto all'alba".&lt;br /&gt;La trama di questa nefanda meraviglia è quanto di più banale e stereotipato possa esistere: una preoccupante e misteriosa &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;arma chimica&lt;/span&gt;, dall'aspetto di una nube verde, si propaga in una cittadina statunitense di provincia, causando mutazioni in quasi tutti gli abitanti, fino a trasformarli in creature simili a zombie. Fortunatamente, non tutti vengono colpiti dalla nube; tra questi, Cherry (Rose McGowan), una ballerina di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;go-go dance&lt;/span&gt; e il suo ex ragazzo Wray (Freddy Rodriguez), tenteranno di porre fine alla minaccia dei mutanti affrontando anche con un battaglione dell'esercito comandato da un ufficiale senza scrupoli (Bruce Willis).&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxM7f-LprXI/AAAAAAAAAHU/6d54WYhcXTg/s1600-h/planetterror1%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxM7f-LprXI/AAAAAAAAAHU/6d54WYhcXTg/s200/planetterror1%5B1%5D.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5121502621704236402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La bravura di Rodriguez risiede nel fatto che la sua pellicola, presentando tutte le caratteristiche tecniche riscontrabili in quella di Tarantino (graffi, spuntinature, bobine che sono andate perdute o che, improvvisamente, prendono fuoco... con tanto di messaggio di scuse), può giovare di un maggiore ritmo, di una maggiore ironia, di una maggiore tensione e, grande sorpresa, perfino di una sottotrama amorosa, particolarmente azzeccata.&lt;br /&gt;Che il film risultasse un grande &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;giocattolone&lt;/span&gt; con l'unico scopo di divertire, si sapeva, ma che il regista fosse in grado di metterlo in scena con questa enorme carica ironica, non era altrettanto scontato. Fatto che rende "Planet terror", per certi aspetti, perfino superiore a "Dal tramonto all'alba".&lt;br /&gt;Insomma, il difetto della metà di Tarantino risiede nel fatto che in alcuni casi sembra volersi prendere troppo sul serio e di cadere in qualche &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;autocelebrazione&lt;/span&gt; di troppo; il pregio di quella di Rodriguez, seppure il tipo di pellicola probabilmente si prestava di più già in partenza, è invece quello di dimostrarsi totalmente divertente e folle, dal primo all'ultimo fotogramma.&lt;br /&gt;Tutte queste considerazioni, devono essere prese per quello che sono e tenere presente il fatto che, in Europa, siamo stati costretti a visionare (colpa dello scarso successo al botteghino negli USA) un'opera diversa da come era stata concepita inizialmente.&lt;br /&gt;Rimane la constatazione che l'operazione nel suo complesso merita un plauso e possa dirsi felicemente riuscita, non limitandosi a una semplice riproposizione di un genere che oggi non esiste più, né tantomeno a una banale parodia.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Grindhouse&lt;/span&gt; è un atto d'amore verso il cinema... esattamente come lo è 8 e 1/2 di Fellini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxM8IuLprYI/AAAAAAAAAHc/sOmBNdVj4i0/s1600-h/pt4.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxM8IuLprYI/AAAAAAAAAHc/sOmBNdVj4i0/s400/pt4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5121503321783905666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-6939202050831255046?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/6939202050831255046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=6939202050831255046' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/6939202050831255046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/6939202050831255046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/10/planet-terror.html' title='Planet Terror'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RxM8ceLprZI/AAAAAAAAAHk/GIgOfSbdO7E/s72-c/00002081NL.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-1063144198547405912</id><published>2007-10-02T16:39:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:06.058Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arte'/><title type='text'>Hajime Sorayama</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lei, robot &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJu8OLprII/AAAAAAAAAFc/UWi5N83YAQU/s1600-h/Hajime+Sorayama+%28335%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJu8OLprII/AAAAAAAAAFc/UWi5N83YAQU/s400/Hajime+Sorayama+%28335%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116774107524476034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nato in Giappone nel 1947, Hajime Sorayama si laurea nel 1968 presso la Chuo Art School di Tokyo, e fin dai primi anni Settanta dà inizio alla sua brillante carriera, ampiamente documentata attraverso numerose pubblicazioni e mostre internazionali. Sorayama è infatti uno dei leader indiscussi nel campo dell'arte &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;erotica&lt;/span&gt;, a livello erotica mondiale. Con il solo uso del pennello e della matita realizza opere che esplorano il tema dell'erotismo incentrandolo sull’esaltazione del corpo femminile, accarezzandone le infinite varianti: dal glamour ultrapatinato allo stile retrò delle pin-up, fino alle più moderne tendenze delle &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;donne cyborg&lt;/span&gt; e dell'estetica fetish di ultima generazione.&lt;br /&gt;L'autore è famosissimo per le sue illustrazioni, al punto tale che è stato adottato il termine super-realismo, per definire il suo stile in un connubio di fantasia e immagini reali tanto sottile da lasciare il dubbio se le sue opere siano fotografie rese disegni. Le sue illustrazioni si differenziano in due correnti: quella che ripresenta la sensualità del corpo femminile e quella che affronta il tema della tecnologia futuribile. È naturale pensare che le due correnti spesso si fondano in rappresentazioni che pescano a piene mani dalle varie simbologie dell'erotismo, della mitologia, dalla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;biomeccanica&lt;/span&gt; e dalla fantascienza. La sua tecnica è molto raffinata: l'artista incide su fogli d'acrilico i contorni e i tratti principali del disegno, evidenziando solo alcuni particolari.&lt;br /&gt;Il suo primo libro dal titolo "Sexy Robots" risale al 1983. A questo hanno fatto seguito una ventina di straordinari volumi, tra cui l’omonimo "Hajime Sorayama" (pubblicato dalla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Taschen&lt;/span&gt; nel 1989), "Venom" (uscito nel 2004 in ben quattro edizioni e lingue diverse), fino al recentissimo "Relativision", pubblicato nel 2007.&lt;br /&gt;La prima mostra personale di Sorayama si è tenuta nel 1988. Da allora, l’artista ha esposto svariate volte in Giappone, negli USA, dove nel 1996 gli fu assegnato il prestigioso premio Vargas Award, e in Germania (a Monaco e Colonia). Il 2005 ha visto la sua prima esposizione a New York, oltre all'apertura di un vero e proprio showroom dedicato interamente alla sua arte. Tra i più recenti successi di Sorayama, va anche ricordata la realizzazione per la Sony di "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;AIBO&lt;/span&gt;", il cucciolo di cane robot, oggi entrato a far parte della collezione permanente del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MOMA&lt;/span&gt;, per il quale l'artista ha ricevuto due importanti riconoscimenti: il "Good Design Grand Prize Award" e il "Media Art Festival Grand Prize Award". Si sta concludendo proprio in questi giorni a Roma, presso la Mondo Bizzarro Gallery, la prima personale italiana di questo artista giapponese.&lt;br /&gt;&lt;a style="color: rgb(0, 0, 153);" href="http://www.sorayama.net/"&gt;www.sorayama.net&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJvW-LprJI/AAAAAAAAAFk/ToXhS4QAeu8/s1600-h/Hajime+Sorayama+%2828%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJvW-LprJI/AAAAAAAAAFk/ToXhS4QAeu8/s200/Hajime+Sorayama+%2828%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116774567085976722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJ0pOLprTI/AAAAAAAAAG0/XdCFudSLTpI/s1600-h/Hajime+Sorayama+%2830%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJ0pOLprTI/AAAAAAAAAG0/XdCFudSLTpI/s200/Hajime+Sorayama+%2830%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116780378176728370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJvl-LprKI/AAAAAAAAAFs/cmWa4kemp5s/s1600-h/Hajime+Sorayama+%2836%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJvl-LprKI/AAAAAAAAAFs/cmWa4kemp5s/s200/Hajime+Sorayama+%2836%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116774824784014498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJ3K-LprVI/AAAAAAAAAHE/wBZGqgW8TiE/s1600-h/Hajime+Sorayama+201bis.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJ3K-LprVI/AAAAAAAAAHE/wBZGqgW8TiE/s200/Hajime+Sorayama+201bis.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116783157020568914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJwjeLprMI/AAAAAAAAAF8/MtrycsMKLEM/s1600-h/Hajime+Sorayama+%28336%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJwjeLprMI/AAAAAAAAAF8/MtrycsMKLEM/s200/Hajime+Sorayama+%28336%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116775881345969346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJzW-LprRI/AAAAAAAAAGk/YyrGGb1zCt0/s1600-h/Hajime+Sorayama+%2879%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJzW-LprRI/AAAAAAAAAGk/YyrGGb1zCt0/s200/Hajime+Sorayama+%2879%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116778965132487954" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJ1FeLprUI/AAAAAAAAAG8/O1jtFleSSZA/s1600-h/Hajime+Sorayama+%2824%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJ1FeLprUI/AAAAAAAAAG8/O1jtFleSSZA/s400/Hajime+Sorayama+%2824%29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116780863508032834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-1063144198547405912?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/1063144198547405912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=1063144198547405912' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/1063144198547405912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/1063144198547405912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/10/hajime-sorayama.html' title='Hajime Sorayama'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RwJu8OLprII/AAAAAAAAAFc/UWi5N83YAQU/s72-c/Hajime+Sorayama+%28335%29.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-6389795075942843148</id><published>2007-09-28T15:33:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:06.268Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Proprio a te</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rv0RQuLprHI/AAAAAAAAAFU/uM20_Pr3uas/s1600-h/d.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rv0RQuLprHI/AAAAAAAAAFU/uM20_Pr3uas/s400/d.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115263730735230066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se ti dicessi che quello che stai leggendo non è un racconto, ci crederesti? Questa è una confessione… no, anzi… è molto di più. Puoi ritenerti un privilegiato perché almeno quando accadrà, saprai qualcosa in più degli altri.&lt;br /&gt;Lo so che stai pensando che è solo una trovata stilistica e, probabilmente, nemmeno tanto originale, ma è proprio questo il bello. Posso dire tutto quello che voglio, tanto chiunque penserà ad un banale racconto. Solo io so qual è la verità… in ogni caso la mia coscienza resterà pulita e queste righe si confonderanno tra milioni di altre sparse nella rete, tra una miriade di siti come questo. È il mio piccolo potere. Ti piacerebbe sapere che mentre scrivo, i miei polpastrelli stanno insozzando di sangue la tastiera… è scuro, sai? Più scuro del rosso che avevo immaginato. E poi, lo sai che sensazione ti da, stringere un cuore tra le mani e sentirlo ancora pulsare, spremerlo al punto da farlo scoppiare? No, cosa vuoi sapere tu… continua pure a leggere al sicuro nella tua cameretta o nel tuo ufficio… attento però che il capo non se ne accorga! Ti senti così estraneo agli orrori del mondo… cosa vuoi che capiti, proprio a te?! Sai cos’è un’altra cosa divertente? Anche lo stronzetto che se ne sta qua per terra col torace aperto in due, pensava la stessa cosa, qualche attimo prima… Credi che sia un mitomane? Un pazzo? Un semplice maniaco? No… io sono qualcos’altro, sono materia generata dalla tua stessa mente. Sono qua, scorro tra i cavi, sotto i tasti, tra i pixel. Credi che sia facile vivere così? Che sia possibile per un essere umano? Continui a non prendermi sul serio, lo so… è inutile che fingi di essere interessato!&lt;br /&gt;Vuoi vedere che ora cambi idea?!&lt;br /&gt;Dai, girati...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Componimento di Davide Battaglia (agosto 2004)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Finalista al concorso “300 parole per 1 incubo” - 3a edizione - &lt;a href="http://www.scheletri.com"&gt;www.scheletri.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-6389795075942843148?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/6389795075942843148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=6389795075942843148' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/6389795075942843148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/6389795075942843148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/09/proprio-te.html' title='Proprio a te'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rv0RQuLprHI/AAAAAAAAAFU/uM20_Pr3uas/s72-c/d.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-7496740138502265346</id><published>2007-08-22T16:11:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:06.615Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>L'ultimo uomo della Terra</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RsxUblnxqMI/AAAAAAAAAFM/i2HwMNMzSnI/s1600-h/8032134032475.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RsxUblnxqMI/AAAAAAAAAFM/i2HwMNMzSnI/s200/8032134032475.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101545310836074690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quando Vincent sbarcò in Italia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: Last man on earth&lt;br /&gt;Regia: Ubaldo Ragona – Sidney Salkow&lt;br /&gt;Anno: 1964&lt;br /&gt;Produzione: Italia-USA&lt;br /&gt;Genere: horror/fantascienza&lt;br /&gt;Durata: 86 min.&lt;br /&gt;Cast:    Vincent Price, Franca Bettoja, Giacomo Rossi Stuart&lt;br /&gt;Voto: 7,5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino all’ultimo non sapevo se scrivere qualcosa sul film o sul romanzo. In effetti, almeno negli ultimi tempi, guardo molti più film di quanti libri legga, seppure sia fermamente convinto (e non sono certo l’unico) che, nella maggior parte dei casi, la carta sia più forte – artisticamente parlando – della pellicola.&lt;br /&gt;Insomma, come al solito mi ritrovo a parlare del film, ma questa volta la motivazione è più che valida. Seppure anche in questo caso il libro sia decisamente superiore, c’è anche da dire che è un libro piuttosto celebre e su cui sono state già scritte parecchie cose, mentre il film (che è un buonissimo film) è stato sempre snobbato, se non addirittura dimenticato.&lt;br /&gt;Qualcuno recentemente l’ha riscoperto (il sottoscritto compreso) grazie ancora una volta a quel &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;piccolo e magico oggetto&lt;/span&gt; che risponde al nome di dvd.&lt;br /&gt;Sto parlando de “L’ultimo uomo della Terra” di Ubaldo Ragona (o come dice Dardano Sacchetti nel documetario che compare negli extra, di Sidney Salkow) e del suo corrispettivo cartaceo, “Io sono leggenda” (qualcuno però lo conosce con il titolo della sua prima - e infedele - traduzione italiana, “I vampiri”) di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Richard Matheson&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;La genesi di questo piccolo gioiellino è abbastanza travagliata: la prima sceneggiatura di Matheson fu rifiutata dalla inglese &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Hammer&lt;/span&gt; che cedette il progetto all’americana "Associated Producers Inc.". Quest’ultima lo propose all’italiana "Produzioni La Regina", la quale accettò la collaborazione imponendo però parte del cast e della troupe. Se dalle fonti appare difficile attribuire la regia a Ragona o Salkow, è più che probabile che la verità stia nel mezzo e che il passaggio di testimone sia stato dovuto all’insoddisfazione del divo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vincent Price&lt;/span&gt; nei confronti della produzione italiana.&lt;br /&gt;C'è da dire che anche Matheson non rimase particolarmente soddisfatto del lavoro e scelse così di firmarlo con lo pseudonimo di Logan Swanson.&lt;br /&gt;A discapito delle tante critiche dell’epoca che ne hanno sicuramente compromesso il successo e seppure non raggiunga la complessità, l’angoscia e la forte critica sociale del romanzo, “L’ultimo uomo della Terra” è un film notevole, girato con pochi soldi in uno splendido e quasi gotico bianco e nero all’&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Eur di &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RsxT-1nxqLI/AAAAAAAAAFE/DtnUyX2Hbx4/s1600-h/64-2d.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RsxT-1nxqLI/AAAAAAAAAFE/DtnUyX2Hbx4/s200/64-2d.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101544816914835634" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Roma&lt;/span&gt;, resa dall’abilità di Franco Delli Colli così spettrale e inquietante come mai prima (ma neppure in seguito, direi) si era vista al cinema.&lt;br /&gt;Un film notevole anche perché antesignano dei tempi e precursore di tutto il filone zombesco (i “vampiri” con cui ha a che fare Vincent Price assomigliano molto agli zombi romeriani), oltre che di quello catastrofico o apocalittico.&lt;br /&gt;Importante per la metafora, ripresa appunto da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;George Romero&lt;/span&gt; quattro anni più tardi ne “La notte dei morti viventi”, dell’uomo asseragliato dietro le sue paure, ma anche per il suo valore simbolico (quasi mistico) rappresentato dall’uomo illuminato che si proclama salvatore dell’umanità e che invece si ritrova ucciso da moderni farisei.&lt;br /&gt;Opprimente, malinconico e profondamente &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;pessimista&lt;/span&gt;, in una parola: consigliatissimo. Tenetelo a mente quando, prossimamente, sarà proiettato “I am legend” di Francis Lawrence, con Will Smith protagonista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-7496740138502265346?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/7496740138502265346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=7496740138502265346' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/7496740138502265346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/7496740138502265346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/08/lultimo-uomo-della-terra.html' title='L&apos;ultimo uomo della Terra'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RsxUblnxqMI/AAAAAAAAAFM/i2HwMNMzSnI/s72-c/8032134032475.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4402239458662381066</id><published>2007-07-24T15:53:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:06.830Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>2010, l'anno del contatto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RqYW_sLJqxI/AAAAAAAAAEk/peQ78llY8Gw/s1600-h/locandinapg2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RqYW_sLJqxI/AAAAAAAAAEk/peQ78llY8Gw/s200/locandinapg2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5090781712234425106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Storia di un sequel incompreso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: 2010: the year we make contact&lt;br /&gt;Regia: Peter Hyams&lt;br /&gt;Anno: 1984&lt;br /&gt;Produzione: USA&lt;br /&gt;Durata: 114 minuti&lt;br /&gt;Genere: fantascienza&lt;br /&gt;Voto: 7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono tante forme di delitto e, nella maggior parte dei casi, non si tratta mai di "delitto perfetto". C'è sempre un impercettibile &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;dettaglio&lt;/span&gt; che sfugge anche al più scaltro e freddo fuorilegge che conduce gli inquirenti sulle sue tracce, condannandolo al più classico degli epiloghi.&lt;br /&gt;Ci sono poi delitti che di perfetto non hanno nulla e che, anzi, nel&lt;br /&gt;loro folle percorso disseminano una quantità tale di indizi da autocondannarsi fin dalla prima mossa. In campo cinematografico, la perfetta esemplificazione del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;delitto imperfetto&lt;/span&gt; - il gioco di parole è voluto - è secondo me rappresentata da Jerry Lundegaard, il venditore di auto del Minnesota inguaiato dai debiti, che nella pellicola "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fargo&lt;/span&gt;" dei fratelli Coen, commette una serie di errori macroscopici che precipitano in una spaventosa scia di sangue che porterà la poliziotta Marge Gunderson ad arrestarlo con una facilità disarmante.&lt;br /&gt;Questa premessa, che poco o nulla c'entra sia con la fantascienza, sia con il film di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Peter Hyams&lt;/span&gt;, era necessaria per esprimere le titubanze che, all'epoca dell'uscita di "2010, l'anno del contatto" colsero una grossa fetta di pubblico e critica (perlomeno quella parte che considera "2001, Odissea nello spazio" come la più alta &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;espressione d'arte&lt;/span&gt; del secolo scorso).&lt;br /&gt;Solo un pazzo può pensare di mettere mano al più grande capolavoro della storia del cinema e credere di restare indenne. Ecco perché già dal momento in cui si pensò di realizzare il sequel di 2001 si stava commettendo il più atroce e imperfetto dei delitti, destinato a non rimanere impunito a lungo.&lt;br /&gt;Delitto che risulta ancora più insopportabile se poi viene inteso come tentativo di spiegare (e quindi banalizzare) l'opera di Kubrick.&lt;br /&gt;Il problema di fondo di questo film è proprio quello di essere considerato normalmente come il seguito di quello del grande regista inglese, dimenticando totalmente che esiste uno scrittore (e per di più scienziato), tale &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Arthur C. Clarke&lt;/span&gt; che, partendo dal suo racconto "La sentinella" ha, in seguito, realizzato una quadrilogia di romanzi di cui "2010: Odissea due" è il secondo capitolo (esistono poi "2061: Odissea tre" e "3001: Odissea finale").&lt;br /&gt;La pellicola di Hymas è in effetti la fedele trasposizione di questo libro che, a differenza del suo illustre predecessore, non vuole entrare nei meandri della psiche umana o porre domande che ancora oggi, a distanza di quarant'anni, non hanno ricevuto risposte (anzi qualcuno si sta ancora chiedendo esattamente quali fossero queste domande), ma vuole essere sostanzialmente una storia di fantascienza classica, o "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;hard&lt;/span&gt;" se preferite, termine che non ha nulla a che intendere con le "luci rosse", ma sta a significare la stretta correlazione con la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;verosomiglianza&lt;/span&gt; scientifica.&lt;br /&gt;Certo, non mancano i riferimenti a una vita (entità?) superiore e alla nietzscheana figura del superuomo, impersonata dal "redivivo" &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dave Bowman&lt;/span&gt;, ma sono episodi sporadici che si insinuano in una trama abbastanza lineare.&lt;br /&gt;In questo senso e dimenticandoci (so che è più facile a dirsi che a farsi) per quelle due ore scarse dell'"ingombrante" sagoma del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Maestro&lt;/span&gt;, 2010 è un film godibilissimo che tiene incollati allo schermo con il suo crescere di tensione, le sue spettacolari immagini e la sua miscela di azione e introspezione psicologica.&lt;br /&gt;Resta solo una domanda che Hymas ha volutamente lasciato in sospeso: come si evolverà la vita su &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Europa&lt;/span&gt;?&lt;br /&gt;Spero che il terzo romanzo di Clarke dia qualche risposta, perché, per ora, nessuno ha osato realizzare un terzo film sull'Odissea...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4402239458662381066?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4402239458662381066/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4402239458662381066' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4402239458662381066'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4402239458662381066'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/07/2010-lanno-del-contatto.html' title='2010, l&apos;anno del contatto'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RqYW_sLJqxI/AAAAAAAAAEk/peQ78llY8Gw/s72-c/locandinapg2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-3479378378617894087</id><published>2007-07-20T09:48:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:06.976Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Lettera anonima</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RqB4oSmC72I/AAAAAAAAAEc/jATjL1q1XJo/s1600-h/baltimore_skyline_twilight.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RqB4oSmC72I/AAAAAAAAAEc/jATjL1q1XJo/s400/baltimore_skyline_twilight.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5089200212510175074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Baltimora, 21-12-2024  ore 22:37&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando leggerete queste righe, caro Ed, e caro mio disilludente amore, non sarò più tra voi. Non sarò nemmeno più su questa Terra, probabilmente, ma non temete per me, non sarò morto, o perlomeno non nel senso che intendete voi.&lt;br /&gt;Mi rivolgo a te, Ed… mi è più facile. Ho conosciuto il più grande mistero dell’universo e ho scoperto che ne facevo parte anch’io, ero stato destinato fin dal primo giorno della mia vita. Non è stata un’esistenza inutile e mediocre come pensavo! Non ho sprecato tutti questi anni invano… anni trascorsi a comporre pezzi che nessuno si è mai degnato di considerare. Adesso ne ho la certezza Ed: ce la farai anche senza di me.&lt;br /&gt;Dove sto andando non mi serve nemmeno la mia vecchia Les Paul. È tua amico, fanne buon uso.&lt;br /&gt;La Re Cremisi esiste davvero… cazzo se esiste! È arrivata lunedì al crepuscolo e si è ormeggiata al quinto ponte est, quello dismesso da anni. Nessuno la poteva vedere tranne me ed è stato allora che ho capito. Ho capito che era venuta a prendermi! Salpiamo tra meno di un’ora e faremo rotta per una destinazione che non mi è ancora dato sapere… l’unica cosa che so è che non esistono limiti per quella nave.&lt;br /&gt;Non mi è concesso dirti cosa ho visto là sopra, sappi solo che è meglio di tutti gli orgasmi che tu possa avere provato nella tua vita.&lt;br /&gt;Lo sai che la mia fede non è mai stata granché, ma adesso credo che Dio esista! È stato lui a creare la musica. Ma se anche fosse stato il demonio… dopo quello che ho visto, che io possa bruciare all’inferno per l’eternità!&lt;br /&gt;Non mi odiare Ed, io ti voglio bene. Dai un ultimo bacio da parte mia ad Alice. Addio.&lt;br /&gt;Kurt&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Componimento di Davide Battaglia (marzo 2000)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;realizzato per il conocorso "Scrivilamusica", la musica e il mare,&lt;br /&gt;Comune di Genova&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-3479378378617894087?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/3479378378617894087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=3479378378617894087' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/3479378378617894087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/3479378378617894087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/07/lettera-anonima.html' title='Lettera anonima'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RqB4oSmC72I/AAAAAAAAAEc/jATjL1q1XJo/s72-c/baltimore_skyline_twilight.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-5412704275660834201</id><published>2007-07-18T09:11:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:07.360Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='news'/><title type='text'>Blade Runner's birthday</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rp3ReCmC70I/AAAAAAAAAEM/823LpvslTEU/s1600-h/blade-runner-poster06.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rp3ReCmC70I/AAAAAAAAAEM/823LpvslTEU/s200/blade-runner-poster06.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5088453468021256002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;25 anni fa nasceva il capolavoro di Scott&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso 26 giugno &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Blade Runner&lt;/span&gt; ha compiuto 25 anni. Era il 1982, infatti, quando la pellicola diretta da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ridley Scott &lt;/span&gt;si accingeva a debuttare nella programmazione delle sale americane. In quell'anno il film non ebbe forse il successo pieno e completo, impegnato com'era a vedersela contro un "colosso" come &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ET&lt;/span&gt; di Steven Spielberg, ma nel corso del tempo si è impresso in maniera indelebile nell'immaginario degli spettatori, fino a diventare il film di culto che è ora, responsabile, insieme a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2001&lt;/span&gt; di Kubrick, di aver aperto nuove frontiere alla visione cinematografiche della fantascineza, nonché al cinema in senso assoluto.&lt;br /&gt;Manifstazioni per celebrare l'evento si sono sprecate in tutto il mondo, ma il regalo che tutti i fan aspettano con ansia si concretizzerà solo dopo l'estate, e si tratterà dell'ennesima versione del film.&lt;br /&gt;Come era già avvenuto nel 1992, con la proiezione nelle sale di Blade Runner, The director's cut, per festeggiare il decennale,&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Blade Runner, The final cut &lt;/span&gt;rinizierà a fare il giro del mondo a partire dal prossimo settembre. Si tratta di un'ulteriore rieditazione della pellicola originale, al cui montaggio ha rimesso mano lo stesso regista, a cui si dovrebbero aggiungere altre scene inedite appositamente girate. Avremo quindi il piacere di riassaporare il leggendario duello tra &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Harrison Ford&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rutger Hauer&lt;/span&gt; con una nuova qualità d'immagine, e riascoltare il mitico monologo dell'androide ribelle con tutta la purezza del suono restaurato.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rp3RPymC7zI/AAAAAAAAAEE/lelpQ8uzSwU/s1600-h/Blade+Runner+sky.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rp3RPymC7zI/AAAAAAAAAEE/lelpQ8uzSwU/s200/Blade+Runner+sky.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5088453223208120114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tutto ciò, e molto altro, verrà ovviamente messo in commercio anche in Dvd, in un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;cofanetto&lt;/span&gt; che si annuncia veramente speciale.&lt;br /&gt;Sarà banale e scontato ma questo film ha cambiato la mia vita di cinefilo e di amante del mondo del fantastico ed è quindi con grande gioia che l'Interstellar Overdrive si unisce al coro di milioni di appassionati e augura buon compleanno a Blade Runner...&lt;br /&gt;Speriamo in altri cento o mille di questi giorni, senza però augurarci altrettante riedizioni...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fonte: &lt;a href="http://www.fantascienza.com/"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;www.fantascienza.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-5412704275660834201?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/5412704275660834201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=5412704275660834201' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/5412704275660834201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/5412704275660834201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/07/blade-runners-birthday.html' title='Blade Runner&apos;s birthday'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rp3ReCmC70I/AAAAAAAAAEM/823LpvslTEU/s72-c/blade-runner-poster06.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4676751938656252680</id><published>2007-06-27T09:51:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:08.190Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Memento</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RoIock-sySI/AAAAAAAAAD0/ToOdDZfasY0/s1600-h/rendercmsfield.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RoIock-sySI/AAAAAAAAAD0/ToOdDZfasY0/s200/rendercmsfield.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5080667801055447330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Senza passato nemmeno il futuro ha senso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: Memento&lt;br /&gt;Regia: Christopher Nolan&lt;br /&gt;Sceneggiatura: Jonathan Nolan&lt;br /&gt;Anno: 2000&lt;br /&gt;Produzione: Usa&lt;br /&gt;Durata: 113 minuti&lt;br /&gt;Genere: thriller&lt;br /&gt;Voto: 9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leonard Shelby (Guy Pearce), ha una rara malattia che gli impedisce di memorizzare nuovi ricordi per più di un quarto d'ora. Questo sembra essere dovuto a un incidente avuto durante un’aggressione nella quale sua moglie è stata stuprata e uccisa. Infatti Leonard ricorda tutto solo fino a quel terribile giorno. Nella sua vita distrutta, l’unico scopo rimasto è quello di rintracciare e punire quell’assassino. Foto &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Polaroid&lt;/span&gt;, appunti, tatuaggi, sono i mezzi attraverso cui tenta di costruire una griglia di ricordi, resistente all'ambiguità dell'indagine e alla volatilità della malattia, che gli consenta, forse, di arrivare a una qualche verità. Lo aiutano un uomo che dice di essere un vecchio amico (Joe Pantoliano) e una ragazza che afferma di aver sofferto come lui (Carrie-Anne Moss).&lt;br /&gt;Christopher Nolan, per poter accedere ai faraonici budget di “Insomnia” e, soprattutto, “Batman Begins”, ha convinto produttori e star hollywoodiane del suo talento con questo (nemmeno troppo piccolo) gioiello. Sceneggiato dal fratello del regista, Jonathan, e basato su un suo racconto originale, “Memento” trova la sua maggiore forza proprio in uno script originalissimo e complesso, grazie a una costruzione “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;progressiva&lt;/span&gt;” ricca di flashback e flashforward, di alternanza di bianco e nero e colore, estremizzando il concetto che Tarantino ha rappresentato in “Pulp Fiction” (onestamente già collaudato nel 1956 da Kubrick in “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rapina a mano armata&lt;/span&gt;”), di scombinare ad arte la cronologia dei fatti in funzione della trama.&lt;br /&gt;Raccontare la storia “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;al contrario&lt;/span&gt;” non è una scelta sensazionalista o votata all’autocompiacimento: è l’unico modo possibile per immedesimare lo spettatore nel profondo senso di spaesamento e lacerazione interiore di cui Leonard è vittima, del suo quasi patetico tentativo di opporsi con metodo e costanza a un disturbo che renderebbe impossibile la vita a chiunque.&lt;br /&gt;Oltre a essere un ottimo thriller che ricorda le migliori atmosfere di un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;noir d’altri tempi&lt;/span&gt;, questo film è soprattutto una riflessione sulla fragilità umana, sulle ataviche domande che ci poniamo tutti. A queste domande solo il passato può rispondere; senza di esso perde significato anche il presente e il futuro non esiste nemmeno.&lt;br /&gt;Forse è per questo che, spesso, si mente a se stessi, costruendo ricordi e azioni fittizie che ovattino il presente e diano spinta al futuro. Il dramma di Leonard è lo stesso di chi, senza bisogno di essere affetto da una simile malattia, non accetta se stesso e preferisce negare i propri sentimenti, nascondendoli sotto il velo della vergogna. In effetti, a chi non è mai capitato di desiderare di cancellare anche solo un giorno della propria vita per potersi difendere da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;passati scomodi&lt;/span&gt;?&lt;br /&gt;Difficile però a conti fatti poter mantenere la propria identità negando pezzi che, volente o nolente, fanno parte di noi.&lt;br /&gt;Ecco che l’indagine di Leonard diventa l’unico movente che giustifichi ancora un’esistenza compromessa per sempre. Ecco che per ricostruire il complicato puzzle della sua vita ha bisogno dell’aiuto dell’amico Teddy (un ottimo Joe Pantoliano). Potrà davvero però fidarsi di lui e di tutte le altre persone che li ruotano attorno? Come Leonard, anche noi, nelle nostre vite quotidiane, dobbiamo affrontare domande alle quali, non sempre, possiamo dare risposte.&lt;br /&gt;Memento è un film che, vista la sua &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;complessa struttura&lt;/span&gt;, richiede massima attenzione e probabilmente necessita anche di più visioni per essere compreso nella maniera adeguata. Però questo non è un difetto, ma una caratteristica comune a tanti capolavori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Recensione pubblicata anche su &lt;a href="http://www.scheletri.com/"&gt;www.scheletri.com&lt;/a&gt; &lt;/span&gt; (gennaio 2006)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4676751938656252680?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4676751938656252680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4676751938656252680' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4676751938656252680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4676751938656252680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/06/memento.html' title='Memento'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RoIock-sySI/AAAAAAAAAD0/ToOdDZfasY0/s72-c/rendercmsfield.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4027969463776680800</id><published>2007-06-15T16:42:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:09.110Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='serie televisive'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='animazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='approfondimenti'/><title type='text'>Conan, il ragazzo del futuro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK2te-DVeI/AAAAAAAAADs/wrB46QquA7Q/s1600-h/glorie09.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK2te-DVeI/AAAAAAAAADs/wrB46QquA7Q/s400/glorie09.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5076320622523667938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tutto deve ricominciare…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: Mirai ShOnen Conan&lt;br /&gt;Regia: Hayao Miyazaki, Keiji Hayakawa, Isao Takahata&lt;br /&gt;Animazione: Hayao Miyazaki, Yasuo Otsuka&lt;br /&gt;Anno: 1978&lt;br /&gt;Produzione: Giappone&lt;br /&gt;Durata: 26 episodi da 25 min.&lt;br /&gt;Genere: fantascienza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i calcoli sono esatti, tra poco meno di un anno – quindi nel 2008 – dovrebbe esserci la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;fine del mondo&lt;/span&gt;. Almeno per come lo intendiamo noi oggi. Il tutto sarà causato da una terza guerra mondiale combattuta a base di bombe magnetiche (ben più potenti e distruttive di quelle atomiche!) che distruggeranno in poche ore la superficie terrestre… perfino l’asse di rotazione del nostro pianeta verrà spostato e i continenti si frattureranno inabissandosi negli oceani.&lt;br /&gt;Solo poche persone riusciranno a salvarsi e rimarranno isolate nei pochi territori emersi… dovranno ricominciare da zero, ma, come sempre, l’&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ostinazione&lt;/span&gt; del genere umano avrà il sopravvento e in qualche modo riusciranno ad andare avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In poche parole questo è lo scenario in cui si muove &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Conan&lt;/span&gt; (non il barbaro, ovviamente), un ragazzino di undici anni nato dopo la catastrofe su un’isoletta (chiamata l’&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;isola perduta&lt;/span&gt;) dove un gruppo di astronauti precipitarono nel tentativo di scappare fuori dall’orbita taerrestre.&lt;br /&gt;Siamo nel &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2028&lt;/span&gt; e Conan vive con suo nonno, l’unico degli astronauti sopravvissuti, &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK1u--DVbI/AAAAAAAAADU/AVoLjY_MDRU/s1600-h/glorie11.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK1u--DVbI/AAAAAAAAADU/AVoLjY_MDRU/s200/glorie11.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5076319548781843890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;conducendo un’esistenza semplice e intimamente legata alla natura, credendo che non esistano altri essere umani sulla Terra.&lt;br /&gt;Il ritrovamento, sulla spiaggia della piccola isola, di una ragazza priva di sensi, sconvolgerà la vita di Conan…&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lana&lt;/span&gt;, questo il nome della ragazza, rivela che molte altre persone sono sopravvissute alla catastrofe, e che nella sua isola di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Hyarbor&lt;/span&gt; la gente vive in pace e armonia, anche se minacciata dall’aggressiva società di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Indastria&lt;/span&gt;, praticamante l'unica città-stato ancora basata sulla tecnologia rimasta sulla Terra.&lt;br /&gt;Conan conoscerà ben presto le cattive intenzioni di questa fantomatica Indastria dal momento che un’aereo partito proprio da lì giungerà sull’isola perduta, ucciderà il nonno e rapirà Lana, dando il via a un’avventura lunga 26 episodi (quasi 11 ore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Conan apparve per la prima volta sugli schermi televisivi italiani – anche se ero ancora un pivello (come tutti quelli della mia generazione) – ci rese conto di essere innanzi a qualcosa di leggermente diverso dai soliti &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;robottoni&lt;/span&gt; alla Go Nagai (per carità, non sputerò mai nel piatto in cui ho mangiato per tanti anni, ma Ufo robot, Mazinga &amp; Co. non hanno un’unghia dello spessore che può vantare il cartone di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Miyazaki&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;L’elevata qualità artistica e tecnica di questa serie animata sorprende se si pensa&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK2Eu-DVcI/AAAAAAAAADc/lg4vT5CffCc/s1600-h/glorie14.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK2Eu-DVcI/AAAAAAAAADc/lg4vT5CffCc/s200/glorie14.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5076319922443998658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; che in quegli anni la televisione (soprattutto quella di intrattenimento per l’infanzia) stava muovendo i primi passi e non è un caso che, nonostante Conan sia rimasta (fortunatamente) una mini serie senza seguiti o prequel, a differenza dei più popolari &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;anime&lt;/span&gt;, abbia un folto numero di estimatori, non solo tra i nostalgici trenta-trentacinquenni che la guardavano da infanti, ma anche tra gli adolescenti di oggi, più smaliziati e abituati a ben altri prodigi di tecnica, rispetto ai loro coetanei di fine Settanta.&lt;br /&gt;Le ambientazioni fuori dai canoni tradizionali (molti i riferimenti al paesaggio e all’architettura degli anni Quaranta, chiaro rimando alla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Seconda Guerra Mondiale&lt;/span&gt; e al disatro atomico di cui il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giappone&lt;/span&gt; fu vittima) e le tematiche ambientaliste (facile dist&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK2aO-DVdI/AAAAAAAAADk/ddhXFCa-4bE/s1600-h/glorie13.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK2aO-DVdI/AAAAAAAAADk/ddhXFCa-4bE/s200/glorie13.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5076320291811186130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;inguere la dicotomia bene-male, la prima rappresentata dai contadini e dalla natura, mentre la seconda, dall'industria e le macchine) lo rendono uno dei prodotti di animazione più interessanti dell’intera produzione giapponese e all’epoca rivelarono la bravura e la delicatezza di un autore come Hayao Miyazaki, destinato col tempo ad essere riconosciuto come il più grande regista giapponese di – adoro questo termine che oggi non si usa quasi più - “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;cartoni animati&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Personalmente, nel rivedere qualche episodio a distanza di più di vent’anni, ho notato quanto la nostalgia per il passato sia il tema portante di tutta la storia che, seppure nella sua semplicità, riesce a portare lo spettatore a riflettere.&lt;br /&gt;Non per mezzo del solito buonismo che accumuna tante produzioni di oggi, ma con qualcosa di più profondo e raro.&lt;br /&gt;Un piccolo gioiello da riscoprie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4027969463776680800?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4027969463776680800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4027969463776680800' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4027969463776680800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4027969463776680800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/06/conan-il-ragazzo-del-futuro.html' title='Conan, il ragazzo del futuro'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RnK2te-DVeI/AAAAAAAAADs/wrB46QquA7Q/s72-c/glorie09.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-9185167984459520751</id><published>2007-06-06T09:21:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:09.303Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Mulholland drive</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RmZ0Ce-DVZI/AAAAAAAAADE/QYMnnwJBbPM/s1600-h/mulholland1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RmZ0Ce-DVZI/AAAAAAAAADE/QYMnnwJBbPM/s200/mulholland1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5072869616301331858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un incubo ad occhi semichiusi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: Mulholland drive&lt;br /&gt;Regia: David Lynch&lt;br /&gt;Anno: 2001&lt;br /&gt;Durata: 145 minuti&lt;br /&gt;Produzione: USA&lt;br /&gt;Genere: drammatico/surreale&lt;br /&gt;Voto: 9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco che, come avevo anticipato il giorno che ho inaugurato questo blog, l'Interstellar Overdrive compie il suo primo viaggio &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;fuori dall'orbita&lt;/span&gt; della fantascienza.&lt;br /&gt;Per farlo ho scelto qualcosa di molto impegnativo e, in realtà, non così lontano dalle tematiche che regolano le opere fantastiche. Sto per parlare di Lynch e, in questo caso, ogni etichetta, ogni schematizzazione, ogni tentativo di classificazione - passatemi l'eufemismo, sempre che non venga censurato - va a farsi fottere.&lt;br /&gt;Difficile, veramente difficile scrivere qualcosa su quest’opera di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;David Lynch&lt;/span&gt;, senza rischiare di cadere nel banale (riempendo la recensione di aggettivi quantomai abusati) oppure di perdersi negli intricatissimi risvolti narrativi (cercando magari di dare una, o peggio ancora, diverse interpretazioni a ciò che si è visto).&lt;br /&gt;In questo percorso tortuoso è perfino arduo capire dove si trovi l’inizio e dove la fine. Si può passeggiare, come uno a caso dei tanti personaggi, lungo l’anello che contiene la storia (più o meno &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;circolare&lt;/span&gt;), all’infinito.&lt;br /&gt;Il cinema di Lynch è formato da episodi limpidissimi e talvolta spiazzanti come “The elephant man”, “Cuore selvaggio” e “Una storia vera” (il suo film più intimista) e da pellicole che avrebbero fatto la gioia di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sigmund Freud&lt;/span&gt; come “Velluto blu”, “Strade perdute” e, per l’appunto, “Mulholland drive”.&lt;br /&gt;Vi è mai capitato di addormentarvi e sognare qualcuno che avete incontrato (anche solo di sfuggita) durante il giorno? Oppure di sognare persone che conoscete bene, ma che nel sogno hanno qualcosa di diverso dalla realtà? Di sognare ricordi che credevate aver rimosso e che poi riemergono come intatti oppure distorti? Di sognare vecchi amori infranti come fossero ancora tangibili? Questo è “Mulholland drive”: un film sulla schizofrenia (Diane assomiglia tanto a Fred Madison di “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Strade perdute&lt;/span&gt;”), e il sogno è all’incirca un meccanismo schizofrenico, un gioco di scatole cinesi ingannatrici.&lt;br /&gt;Penso sia davvero inutile cercare l’interpretazione intesa come spiegazione; sono state scritte davvero troppe parole al riguardo, lo stesso Lynch ha affermato che il film è nato da un suo sogno, e i sogni, lo sappiamo, si ancorano al nostro inconscio, diverso in ognuno di noi e, a mio modestissimo parere, difficilmente psicoanalizzabile seguendo schemi e formule precise.&lt;br /&gt;Qualcuno dice che la prima parte del film rappresenti l’oniricità, mentre la seconda incarni la dura realtà. Qualcuno dice che è solo la triste storia di un amore non corrisposto. Altri sostengono che forse Diane non si sia mai nemmeno alzata da quel divano e abbia sognato tutto, ma sarebbe come sostenere che &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Noodles&lt;/span&gt; in “C’era una volta in America” non avesse mai lasciato la fumeria d’oppio. E chi siamo noi per pronunciare simili affermazioni?&lt;br /&gt;Io dico che, se così fosse, si cercherebbe di ridurre a schemi razionalisti una pellicola prettamente “surrealista”, e non penso che questo sia possibile (perlomeno io non ne ho le capacità).&lt;br /&gt;L’unica cosa che posso asserire senza dubbi di sorta è che “Mulholland drive” provoca in me, ogni volta che lo rivedo, un elevato &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;piacere estetico&lt;/span&gt;. Questo è lo scopo dell’arte, a prescindere da qualsiasi significato più o meno implicito possa contenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-9185167984459520751?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/9185167984459520751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=9185167984459520751' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/9185167984459520751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/9185167984459520751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/06/mulholland-drive.html' title='Mulholland drive'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RmZ0Ce-DVZI/AAAAAAAAADE/QYMnnwJBbPM/s72-c/mulholland1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-1637366518144523771</id><published>2007-05-25T16:07:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:09.479Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Spider Man 3</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rlb9NYkj2ZI/AAAAAAAAAC8/P0t5Jakq4lY/s1600-h/sm3_black.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rlb9NYkj2ZI/AAAAAAAAAC8/P0t5Jakq4lY/s200/sm3_black.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5068516837027994002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Incorporeo come l('uomo)a sabbia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: Spider-man 3&lt;br /&gt;Regia: Sam Raimi&lt;br /&gt;Anno: 2007&lt;br /&gt;Produzione: USA&lt;br /&gt;Durata: 156 minuti&lt;br /&gt;Genere: fantastico/azione&lt;br /&gt;Voto: S.V.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa c'entra il maestro &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alfred Hitchcock&lt;/span&gt; con il terzo capitolo della saga dell'Uomo Ragno? Apparentemente nulla eppure, la chiave di lettura per il nuovo film di Sam Raimi, sta proprio in una storica affermazione del compianto regista inglese. Hitch sosteneva che "più è riuscito il cattivo e più è riuscito il film"... bene, in Spider-man 3 ce ne sono tre di cattivi (anzi quattro se si conta anche il lato oscuro dello stesso protagonista con il quale &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Peter Parker&lt;/span&gt; si trova a combattere per una buona metà) eppure nessuno riesce ad essere efficace quanto l'Harry Osborne di William Dafoe o l'Octopus di Alfred Molina.&lt;br /&gt;È questo il principale difetto di una pellicola che, nonostante la sensibile durata – quasi due ore e mezza – presenta diverse lacune nella stesura della sceneggiatura.&lt;br /&gt;Il film procede a singhiozzi, partendo in maniera eccessivamente lenta (stiamo pur sempre parlando di un fumettone), riprendendosi nella parte centrale e precipitando – è proprio il caso di dire – in un finale che aveva l’obbligo di “chiudere il cerchio” e togliere la troppa carne messa al fuoco precedentemente.&lt;br /&gt;Usciti dalla sala si ha la sensazione di aver voluto tirare troppo la corda (o la ragnatela) ed essere rimasti a metà corsa senza benzina. Personaggi complessi e importanti nella vita di Peter come &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gwen Stacy&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Venom&lt;/span&gt; finiscono col diventare mere comparse, perni di singole scene che non trovano sufficiente sviluppo narrativo.&lt;br /&gt;Probabilmente non sono nemmeno giustificabili le eccessive critiche perché le pretese di questo film sono ben lontane dal voler raggiungere l’immortalità di pellicole storiche, però Raimi – così come Nolan, Burton o Singer prima di lui – ha dato dimostrazione che il compromesso tra intrattenimento e autorialità non sia un’utopia.&lt;br /&gt;Se qualcuno sostiene che non sia coerente paragonare lo Spidey di Raimi a quello di un McFarlane, o un Miller, o un Romita... – e la cosa è oltremodo condivisibile visto che il linguaggio cinematografico è differente da quello dei fumetti – è però vero che il film in questione assomiglia molto più a un fumettone piuttosto che ad una pellicola cinematografica.&lt;br /&gt;In questo terzo episodio, le &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;scelte autoriali&lt;/span&gt; di Raimi, forse forzate da altri soggetti e quindi, ci si domanda fino a che punto autoriali, non convincono appieno. Prima di tutto, l’incertezza che il regista mostra nel rimanere sempre in bilico tra commedia e dramma, esasperando i toni in entrambi i sensi e non riuscendo a trovare il perfetto equilibrio che aveva caratterizzato i due film precedenti. Restano soprattutto in mente, in senso negativo, l’ormai famigerato siparietto in stile &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tony Manero&lt;/span&gt; che un Tobey Maguire, sopraffatto dal simbionte alieno, deve essere stato costretto con la forza a recitare (una delle cose più imbarazzanti e fuori contesto mai viste al cinema) e, in senso positivo, il cameo di un bravissimo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bruce Campbell&lt;/span&gt; nei panni di un cameriere francese pasticcione.&lt;br /&gt;Solitamente con una trilogia si dovrebbe chiudere una saga, ma forse questo terzo capitolo dello stupefacente Spidey, è più un anello di congiunzione tra quello che è stato e quello che ci attenderà in futuro. Una sorta di lungo trailer che fa sperare noi &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;inguaribili fan&lt;/span&gt; di poter vedere ancora il nostro amato ragno di quartiere volteggiare tra i grattacieli di New York.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-1637366518144523771?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/1637366518144523771/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=1637366518144523771' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/1637366518144523771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/1637366518144523771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/05/spider-man-3.html' title='Spider Man 3'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rlb9NYkj2ZI/AAAAAAAAAC8/P0t5Jakq4lY/s72-c/sm3_black.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4689527228441870061</id><published>2007-05-15T17:45:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:09.760Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Il labirinto del fauno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rknl_K0NODI/AAAAAAAAAC0/wuBG8b_kFaE/s1600-h/labirintofauno1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rknl_K0NODI/AAAAAAAAAC0/wuBG8b_kFaE/s200/labirintofauno1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5064832129352677426" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;O della perdita della fanciullezza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Titolo originale&lt;/strong&gt;: El         laberinto del fauno&lt;br /&gt;     &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Regia&lt;/strong&gt;: Guillermo del Toro&lt;br /&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Anno&lt;/strong&gt;: 2006 &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;     &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Produzione&lt;/strong&gt;: Messico, Spagna, USA&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;     &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Durata&lt;/strong&gt;: 112 minuti&lt;br /&gt;Genere: fantasy/drammatico&lt;br /&gt;Voto: 8&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Ambientato nella Spagna del 1944 poco dopo la fine della guerra civile spagnola, l'ultimo         film di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Guillermo del Toro&lt;/span&gt; (Blade 2, Hellboy, La spina del diavolo) racconta la storia di         Ofélia (Ivana Baquero) che, trasferitasi insieme alla madre Carmen a casa del patrigno,         il capitano dell’esercito franchista Vidal (Sergi López), soffre per i suoi modi         freddi e autoritari. Troverà così rifugio in un misterioso labirinto che ha scovato         vicino a casa, dove &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pan&lt;/span&gt;, la magica creatura che fa da guardiano al labirinto, le rivela         che lei è la principessa smarrita di un regno magico.&lt;br /&gt;Secondo capitolo, dopo “La spina del diavolo” della “trilogia” (anche         se ultimamente si tende ad un uso inflazionatistico del termine) fantastico-metaforica         sulla Spagna franchista, concepita da Guillermo Del Toro.&lt;br /&gt;     La locandina e le etichette conferite dalla stessa casa di produzione (oltre che da una         certa critica) farebbero pensare ad un titolo propriamente fantasy ed è per questo che mi         sono accinto alla visione con qualche riserva. Riserve condizionate dal fatto che,         soprattutto negli ultimi tempi, nutro un po' di allergia verso questo genere visto che,         sempre più spesso, si assiste alla messa in scena di fiabe adatte soprattutto ad un         pubblico infantile o al massimo adolescenziale che, con un uso spropositato di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;effetti         speciali&lt;/span&gt;, risultano in ultima analisi, alquanto sterili sotto altri profili (tutto il         rispetto verso la saga di Tolkien, diretta da Peter Jackson, che rimarrà - probabilmente         - un caso unico di perfetto compromesso).&lt;br /&gt;     Non era il caso del relativamente recente tentativo (apprezzabile, anche se personalmente non         completamente riuscito) del "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lady in the water&lt;/span&gt;" di Shyamalan e lo è ancora meno         questo di Del Toro che, dopo un inizio un po' tentennante e dai ritmi eccessivamente         blandi, si rivela ben presto un incubo spaventoso.&lt;br /&gt;     Contrariamente a quanto si possa immaginare, però, gli incubi non sono portati dai mostri         che popolano gli abissi della terra frequentati dalla piccola Ofelia, bensì dagli uomini         che sul piano della realtà provocarono il terrore con il loro regime dittatoriale nella         Spagna franchista. Ed è qui che il film si rivela esattamente per quello che è: un         dramma incentrato sulla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;guerra civile&lt;/span&gt; e sugli orrori provocati dal fascismo. Lo stesso         regista non fa segreto dei suoi pensieri: “&lt;em&gt;... il fascismo è innanzitutto una         forma di perversione dell’innocenza, e quindi dell’infanzia. Per me il fascismo         rappresenta in un certo senso la morte dell’anima, perché obbliga a compiere scelte         dolorose, laceranti che lasciano un segno indelebile e profondissimo in coloro che lo         hanno vissuto.&lt;/em&gt;” Ecco che il punto di vista di una bambina diventa l’ideale         rappresentazione di una sorta di dicotomia, da una parte diretta (con una rappresentazione         storica), dall'altra sotto forma di metafora (con la perdita dell'innocenza). Due forme         narrative che alla fine si incastrano in modo perfetto.&lt;br /&gt;     La pellicola è totalmente avulsa da ogni consolante e adolescenziale considerazione,         ponendo continuamente la piccola protagonista al centro di situazioni tragiche, che la         costringono a scelte che non sono tipiche della sua età, e in una precoce perdita della         fanciullezza.&lt;br /&gt;     Il risultato è un pregevole esempio di come si possa fare cinema di "genere" in         modo "serio", drammatico e, concedetemelo, adulto.&lt;br /&gt;     Il labirinto è il luogo (mitico per eccellenza) dove la vicenda si risolve, richiamando         in modo elegante anche lo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Shining&lt;/span&gt; di Kubrick, sia dal punto di vista della tematica oltre         che da quella figurativa, lasciando lo spettatore in sospeso e moltiplicando le possibili         letture.&lt;br /&gt;     Un raggio di luce che però non riesce a cancellare il prorompente buio della tragedia,         nemmeno con la seducente ambiguità della scena finale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Recensione pubblicata anche su &lt;a href="http://www.scheletri.com/"&gt;www.scheletri.com&lt;/a&gt; &lt;/span&gt; (dicembre 2006)&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.scheletri.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Davide Battaglia&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4689527228441870061?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4689527228441870061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4689527228441870061' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4689527228441870061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4689527228441870061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/05/il-labirinto-del-fauno.html' title='Il labirinto del fauno'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rknl_K0NODI/AAAAAAAAAC0/wuBG8b_kFaE/s72-c/labirintofauno1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-490469904075448532</id><published>2007-05-03T10:18:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:10.143Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>I figli degli uomini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rjmpp60NOCI/AAAAAAAAACs/eN2Moc7f3GQ/s1600-h/ifiglidegliuomini.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rjmpp60NOCI/AAAAAAAAACs/eN2Moc7f3GQ/s200/ifiglidegliuomini.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5060262193955420194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un antieroe in infradito&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: Children of men&lt;br /&gt;Regia: Alfonso Cuaròn&lt;br /&gt;Anno: 2006&lt;br /&gt;Produzione: USA&lt;br /&gt;Durata: 98 min.&lt;br /&gt;Genere: drammatico/fantascienza&lt;br /&gt;Voto: 7,5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante volte guardando un film si è portati a riflettere su come la fantasia degli autori tragga spunto dalla realtà, magari enfatizzandola (anche se abbiamo tutti imparato come spesso la realtà corra più velocemente e sia tragicamente più apocalittica di qualsiasi finzione) ed estremizzando le conseguenze delle più disparate azioni umane? Visionando “I figli degli uomini” si prova esattamente questa sensazione, ovvero di trovarsi di fronte a qualcosa di molto reale e non a una rappresentazione fantascientifica.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Slavoj Zizek&lt;/span&gt;, autorevole filosofo e critico culturale, parlando dell’opera di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alfonso Cuaròn&lt;/span&gt;, cita perfino Hegel e il suo “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;estetica&lt;/span&gt;” dove si sostiene che un buon ritratto assomiglia di più alla persona che la persona stessa o, in altri termini, un buon ritratto è meglio rappresentativo della persona che ritrae.&lt;br /&gt;Questo è proprio quello che fa il regista messicano con il suo film: non punta verso una realtà alternativa, ma rende semplicemente la realtà più di quello che è già. In questo senso è stata decisiva la scelta di girare la pellicola conferendole un taglio documentaristico, facendo ampio uso di lunghi piano-sequenza e soggettive che seguono i protagonisti della vicenda come farebbe un reporter di guerra. Le stesse macchie di “sangue” che schizzano sulla mdp (originariamente furono un errore, ma alla fine Cuaròn e il suo direttore della fotografia &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Emmanuel Lubezki &lt;/span&gt;decisero – fortunatamente – di mantenerle) non fanno altro che accentuare questo senso di iper-realismo.&lt;br /&gt;Il futuro brutto, sporco e cattivo che l’umanità si sta costruendo con le proprie mani è già davanti ai nostri occhi: migrazioni ambientali o socio economiche sempre più fuori controllo, globalizzazione senza freni, tensioni razziali e guerre civili, sono, in realtà, già il nostro presente. E fa poca differenza se lo scenario di tutto ciò non è un paese della ex Yogoslavia o uno stato del Medio Oriente, ma una &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gran Bretagna&lt;/span&gt; (scelta che assume una valenza in più a causa della sua caratteristica di nazione tradizionalista per eccelenza) rimasta unico baluardo di un mondo che ha già varcato la soglia del collasso. Un baluardo che però assomiglia a un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;regime nazista&lt;/span&gt;, che, nella speranza di preservare le proprie barriere e assicurare i servizi minimi per i propri cittadini, ha cancellato il concetto di dignità umana di tutti gli altri. Le frontiere sono state chiuse, i profughi vengono espulsi (se non uccisi) dopo essere stati deportati in città trasformate in lager. Non esiste più una morale perché non esiste più un futuro e la tematica fantastica del film – la totale infertilità del genere umano – è solo la metafora di uno dei possibili olocausti.&lt;br /&gt;Cuaròn (ma soprattutto la scrittrice &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;P.D. James&lt;/span&gt;, autrice del libro da cui il film è tratto) ci parla anche della pericolosità delle utopie e dei soggetti che in esse credono ciecamente: bisogna temere le persone che amano più gli ideali che i propri simili, perché il passato ci ha insegnato che anche ideali buoni possono portare all’odio per chiunque abbia la facoltà di interferire con la realizzazione del sistema sognato.&lt;br /&gt;Anche preservare l’arte diventa un’utopia e il David di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Michelangelo&lt;/span&gt; salvato dalla fondazione per l’arte (insediata all’interno della celebre centrale per l’energia elettrica di Battersea) appare come un triste e decontestualizzato pezzo di marmo circondato da un ambiente totalmente asettico.&lt;br /&gt;E il grande maiale con le ali che veleggia tra le torri della centrale (esplicito omaggio ai &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pink Floyd&lt;/span&gt; e alla cover dell’album Animals, a sua volta riferimento all’allegorico romanzo “la fattoria degli animali” di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Orwell&lt;/span&gt;) restituisce un’immagine ancora più terribile di questo presente. La musica riveste, infatti, un ruolo importantissimo: incentrata soprattutto su grandi brani degli anni ’60 e ’70 è, al contempo, sinonimo di nostalgia e testimonianza di quanto il mondo non si sia evoluto più da quei tempi fino al 2027, dove c’è poca tecnolgia rispetto al nostro presente e quella poca che c’è, è già malridotta.&lt;br /&gt;Un film evocativo, pregno di significati e, probabilmente,  utopistico allo stesso modo delle tematiche che mette in discussione. Tanti punti di riflessione non coadiuvati da una sceneggiatura non sempre all’altezza che rimane l’unico (ma non marginale) neo della pellicola.&lt;br /&gt;Nonostante questo “I figli degli uomini” va visto e rivisto, sia per le sue apprezzabili soluzioni tecniche, sia per gli scottanti e attualissimi argomenti trattati. Non resta che seguire gli incerti passi dell’antieroe Theo-&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Clive Owen&lt;/span&gt; che, calzando comodi quanto inopportuni infradito, verrà travolto dagli eventi e sarà costretto, suo malgrado, a combattere la sua depressione e il suo nichilismo per restituire un futuro all’umanità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-490469904075448532?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/490469904075448532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=490469904075448532' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/490469904075448532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/490469904075448532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/05/i-figli-degli-uomini.html' title='I figli degli uomini'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rjmpp60NOCI/AAAAAAAAACs/eN2Moc7f3GQ/s72-c/ifiglidegliuomini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-8591251783183084139</id><published>2007-04-24T11:37:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:10.367Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='news'/><title type='text'>X_Science. Cinema tra Scienza e Fantascienza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Ri3fwq-I8cI/AAAAAAAAACk/S2yFmuCCR7k/s1600-h/X_Science+img.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Ri3fwq-I8cI/AAAAAAAAACk/S2yFmuCCR7k/s320/X_Science+img.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5056943983868572098" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Genova, 2-3-4 Maggio 2007, Seconda edizione&lt;br /&gt;Ingresso libero&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Scienza e Fantascienza al cinema, uno strano connubio per alcuni ma non per la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Genova e il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Genova Film Festival&lt;/span&gt; (Associazione Culturale Daunbailò), che uniscono le forze per realizzare la seconda edizione di X_Science: Cinema tra Scienza e Fantascienza. Con il contributo di Regione Liguria, Provincia di Genova, Comune di Genova, Festival della Scienza e con la preziosa collaborazione di Fandango, Warner Bros, Lab80 e Archivio del Genova Film Festival.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2 e il 4 Maggio Genova&lt;/span&gt;, dopo il grande successo della scorsa edizione di X_Science, si propone così nuovamente alla ribalta del mondo della divulgazione scientifica con una manifestazione rivolta ad un pubblico sempre più attento, curioso e desideroso di comprendere.&lt;br /&gt;La seconda edizione di X_Science: Cinema tra Scienza e Fantascienza, si terrà a Genova presso il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cinema Instabile&lt;/span&gt; e si arricchisce di matinée (dalle 10 alle 12) per le scuole presso il Museo di Scienze Naturali di Genova.&lt;br /&gt;L’ ingresso sarà libero fino ad esaurimento posti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’evento è diviso in cinque “rami”:&lt;br /&gt;X_Premiere: le anteprime tra lungometraggi e TV&lt;br /&gt;X_Shorts: concorso nazionale di cortometraggi tra scienza e fantascienza, con un fuori programma sulla (Fanta)statistica&lt;br /&gt;X_Feature: i lungometraggi&lt;br /&gt;Matinée: proiezioni per le scuole al Museo di Scienze Naturali&lt;br /&gt;La Notte della Fantascienza: capolavori del cinema di fantascienza americano degli Anni Cinquanta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il programma prevede, nella serata di mercoledì 2 maggio, la proiezione in anteprima di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dark Resurrection&lt;/span&gt; atteso film diretto dagli imperiesi Angelo Licata e Davide Bigazzi, impegnati da alcuni anni nella realizzazione di questa opera ispirata all’universo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;George Lucas&lt;/span&gt;. Gli autori presenteranno il film; la proiezione sarà ad inviti fino ad esaurimento posti (per info segreteria@genovafilmfestival.it).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altra anteprima, venerdì 4 maggio, prima della Notte della Fantascienza, per &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Invaxön, alieni dallo spazio&lt;/span&gt;, i nuovissimi telefilm realizzati da Massimo Morini, Enzo Pirrone e gli infaticabili componenti dei Buio Pesto per Jimmy, canale satellitare di Sky dedicato alla fantascienza, dopo il successo ottenuto dal lungometraggio realizzato nel 2004. Il pubblico di X_Science potrà vedere in anteprima 4 puntate da 25 minuti del divertente telefilm che, conta la partecipazione di importanti guest star come &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dario Vergassola&lt;/span&gt; ed &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Elio e le storie tese&lt;/span&gt;. Gli autori presenteranno i telefilm.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X_Shorts, la competizione riservata ai &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;cortometraggi&lt;/span&gt;, vede in competizione &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;otto opere di altrettanti autori&lt;/span&gt; provenienti da tutta Italia che saranno proiettate nella serata di giovedì 3 maggio e premiate dal pubblico nella serata successiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;X_Feature proporrà due lungometraggi usciti quest’anno nelle sale italiane passati ingiustamente quasi inosservati: in collaborazione con Warner Bros verrà presentato &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare&lt;/span&gt; (mercoledì 2 maggio, ore 22:30) di Richard Linklater e il documentario capolavoro di Werner Herzog, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Grizzly man&lt;/span&gt; (giovedì 3 maggio, ore 22:30), presentato in collaborazione con Fandango.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La Notte della FantaScienza&lt;/span&gt;, che avrà luogo a partire dalle ore 24:00 di Venerdì 4, sarà una vera e propria notte bianca dedicata, quest’anno, ai capolavori del cinema di Fantascienza Americana degli Anni Cinquanta.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ultimatum alla Terra&lt;/span&gt; (The Day the Earth Stood Still, Usa, 1951) di Robert Wise&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’esperimento del Dottor K&lt;/span&gt; (The Fly, Usa, 1958) di Kurt Neumann&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Radiazioni BX, distruzione uomo&lt;/span&gt; (The Incredible Shrinking Man, 1957) di Jack Arnold&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le presentazioni dei film saranno curate dai componenti del Comitato Organizzatore di X_Science che sono: per la Facoltà di Scienze M.F.N. - Maurizio Martelli (Preside), Marilena Carnasciali, Teo Mora e Paolo Piccardo; per il Genova Film Festival – Cristiano Palozzi e Antonella Sica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Info:&lt;/span&gt; segreteria@genovafilmfestival.it&lt;br /&gt;Tel. 010.5573958&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.genovafilmfestival.it/"&gt;www.genovafilmfestival.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-8591251783183084139?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/8591251783183084139/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=8591251783183084139' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/8591251783183084139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/8591251783183084139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/xscience-cinema-tra-scienza-e.html' title='X_Science. Cinema tra Scienza e Fantascienza'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Ri3fwq-I8cI/AAAAAAAAACk/S2yFmuCCR7k/s72-c/X_Science+img.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-164459278120078766</id><published>2007-04-23T09:26:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:10.623Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Sunshine</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RixvOq-I8bI/AAAAAAAAACc/LtB5vrNNSt8/s1600-h/sunshine.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RixvOq-I8bI/AAAAAAAAACc/LtB5vrNNSt8/s200/sunshine.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5056538779473998258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Niente di nuovo all'orizzonte... nemmeno il Sole&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: Sunshine&lt;br /&gt;Regia: Danny Boyle&lt;br /&gt;Anno: 2007&lt;br /&gt;Produzione: Gran Bretagna&lt;br /&gt;Durata: 108 min.&lt;br /&gt;Genere: fantascienza&lt;br /&gt;Voto: 6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anno 2057. Non se ne conosce il motivo (dati scientifici alla mano dovrebbe funzionare ancora una manciata di miliardi di anni), ma il Sole si sta spegnendo. L’ipotesi anche se inverosimile (ma a noi appassionati di fantascienza questo importa relativamente) è comunque affascinante e pone (o potrebbe porre) le basi per una serie infinita di domande: domande che inevitabilmente non possono trovare risposte certe.&lt;br /&gt;L’unica e ultima possibilità di salvezza per la Terra risiede nel tentativo di riattivare le funzioni della nostra indispensabile stella attraverso lo sganciamento di una bomba atomica potentissima (realizzata con tutte le ultime risorse nucleari disponibili sulla Terra) diretta nel suo nucleo.&lt;br /&gt;Ecco che la missione &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Icarus II&lt;/span&gt;, composta da un equipaggio di sette giovani astronauti scienziati, naviga alla volta dell’astro morente con il peso della responsabilità di non poter fallire.&lt;br /&gt;Sunshine riunisce nuovamente e a distanza di cinque anni alcuni degli elementi che decreterano il successo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;28 giorni dopo&lt;/span&gt; (e questo è un bene): il produttore Andrew Macdonald, l’ormai affermato attore Cillian Murphy e lo sceneggiatore Alex Garland (che oltre ad aver realizzato lo script per 28 giorni dopo è stato, ahinoi, anche l’autore di The beach… e questo non è un bene).&lt;br /&gt;È chiaro che al regista piace un certo tipo di fantascienza (diciamo quella più elegante di 2001, per esempio) e la verosomiglianza scientifica ed è palese che ci sia stato un grande lavoro imperniato su consulenze qualificate e una grande preparazione  tecnica che ha coinvolto tutto il cast, dal responsabile della fotografia (Alwin Kuchler) a quello delle scenografie. Le sue dichiarazioni, inoltre, farebbero pensare di trovarsi di fronte a qualcosa di questo genere: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la questione di cosa succederebbe alle nostre menti quando incontrano il creatore dell’universo, che per alcune persone è un concetto spirituale o religioso, per altre è un’idea puramente scientifica. Siamo tutti fatti di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;particelle di stelle esplose&lt;/span&gt;, quindi come sarebbe avvicinarsi così tanto al sole, la stella dalla quale deriva la vita dell’intero sistema solare?&lt;/span&gt;”&lt;br /&gt;Se l’intenzione di Danny Boyle era quella di realizzare un’inedita odissea spaziale, capace di restituire nuova linfa alla fantascienza d’autore, condita da complesse sfumature psicologiche in bilico tra filosofia e teologia, dobbiamo purtroppo dichiarare l’esperimento fallito.&lt;br /&gt;Se, altrimenti, spogliando Sunshine di ogni ambizione eccessivamente pretenziosa, lo scopo voleva essere quello di produrre una classica pellicola di Serie B che, pescando a piene mani da film come 2001, odissea nello spazio, Solaris e Alien, tende invece ad assomigliare molto di più a un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Event Horizon&lt;/span&gt;, allora: Icarus II, missione compiuta!&lt;br /&gt;Va comunque sottolineato il sempre originale stile “giovanilista” del regista inglese, un montaggio variabile e perfettamente al servizio dello svolgimento della trama, e la sua riconosciuta abilità nell’uso delle musiche, composte interamente dagli &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Underworld&lt;/span&gt; (quelli del tormentone “Born Slippy” dalla soundtrack di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Trainspotting&lt;/span&gt;) che con un mix di elettronica e post-rock minimalista conferiscono alla pellicola quel pizzico di pathos in più.&lt;br /&gt;Se vi piacciono le storie di astronavi sperdute nello Spazio che vanno incontro a una serie di spiacevoli imprevisti, allora Sunshine è film che fa per voi, in caso contrario cercate altrove il vostro Sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-164459278120078766?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/164459278120078766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=164459278120078766' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/164459278120078766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/164459278120078766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/sunshine.html' title='Sunshine'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RixvOq-I8bI/AAAAAAAAACc/LtB5vrNNSt8/s72-c/sunshine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-8408343580261581350</id><published>2007-04-21T15:21:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:11.618Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='arte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='approfondimenti'/><title type='text'>Roger Dean</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Quando il fantastico incontra l'arte e la musica&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rioew6-I8WI/AAAAAAAAAB0/70tjCFkqnWs/s1600-h/bluedessert.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5055887357489246562" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rioew6-I8WI/AAAAAAAAAB0/70tjCFkqnWs/s400/bluedessert.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il nome Roger Dean dirà forse poco agli appassionati di arte, ma dovrebbe dire molto (almeno in teoria) agli appassionati di un certo tipo di rock.&lt;br /&gt;La musica complessa, intellettuale, ridondante e spesso epica che dettava le mode e le regole agli albori degli anni ’70 (oggi si chiama &lt;strong&gt;progressive&lt;/strong&gt;) si accompagnava perfettamente all’arte metaforica e fantastica di artisti come &lt;strong&gt;Paul Whitehead&lt;/strong&gt; (illustratore delle copertine dei Genesis), &lt;strong&gt;Hypnosis&lt;/strong&gt; (studio grafico autore delle cover dei Pink Floyd) e, soprattutto, di Roger Dean che ha legato il suo nome (e il suo successo) in particolare a quello degli &lt;strong&gt;Yes&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Nell’arte di Dean, così come nella musica rock progressive, si coglie facilmente l’incontro tra passato remoto e &lt;strong&gt;futuro&lt;/strong&gt; e la convivenza (spesso anche antitesi) tra tradizione e avanguardia.&lt;br /&gt;Molti gruppi, infatti, conciliavano suoni e strumenti di origine atavica a forme di sperimentazione estreme che trovavano nell’elettronica una fonte quasi inesauribile di scoperte. Non a caso il rock-prog pescava a piene mani sia dalla musica &lt;strong&gt;classica&lt;/strong&gt; che dal &lt;strong&gt;jazz&lt;/strong&gt; più moderno.&lt;br /&gt;I colori, i personaggi e le forme immaginarie che popolavano le copertine di quei &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RiofDa-I8XI/AAAAAAAAAB8/rzl0kTGbCeg/s1600-h/Fragile.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5055887675316826482" style="margin: 0px 0px 10px 10px; float: right;" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RiofDa-I8XI/AAAAAAAAAB8/rzl0kTGbCeg/s200/Fragile.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;dischi erano quindi la rappresentazione di universi fantastici proiettati dalla musica. Una musica che il tempo ha dimostrato essere utopistica e che, come nel fantasy e nella fantascienza, raccontava di mondi definibili come “terre del sogno”.&lt;br /&gt;Roger Dean incarna perfettamente questo sogno: le sue immagini si distinguono per una grande armonia, un senso di pace e serenità e un carattere prettamente fiabesco.&lt;br /&gt;Il suo stile, fatto di immagini crepuscolari e colori tenui incarna una ricerca di contenuti che si ripropone in ogni sua opera conferendogli un vero e proprio marchio di fabbrica (annotazione che gli è valsa anche qualche critica) e che spesso non ha neppure un rapporto profondo e radicato con il contenuto del disco anche se ne riesce sempre a catturarne l’essenza.&lt;br /&gt;Dean è inglese, classe 1944, e figlio di un militare; il lavoro del padre lo ha costretto a vivere per gran parte della sua infanzia e della sua adolescenza in giro per il mondo, portandolo a conoscere ambienti variegati e paesaggi esotici che hanno, probabilmente, condizionato la sua immaginazione e la sua visione dell’arte.&lt;br /&gt;Tornato in patria, si diplomò come designer alla Canterbury School of Art, mentre nel 1968 si laureò presso il &lt;strong&gt;Royal College of Art&lt;/strong&gt; di Londra.&lt;br /&gt;Proprio in quegli anni iniziò a lavorare nel settore discografico realizzando la copertina dell’album di un gruppo chiamato Gun e, poco dopo, quella per gli africani Osibisa. Fu proprio quest’ultimo lavoro ad attrarre l’attenzione dei già popolari Yes che lo vollero per la rappresentazione grafica di quello che sarebbe diventato il loro primo capolavoro: &lt;strong&gt;Fragile&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Siamo nel 1972 e quest’opera, che a tutt’oggi rimane una delle più belle e complesse della sua produzione, mostra una sorta di globo terrestre ricco di acqua e veget&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RixcB6-I8aI/AAAAAAAAACU/zAS5m_ov6Tc/s1600-h/closeedge_int.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RixcB6-I8aI/AAAAAAAAACU/zAS5m_ov6Tc/s320/closeedge_int.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5056517669709738402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;azione (due elementi ricorrenti nelle sue realizzazioni tanto da farlo affiancare ai nascenti movimenti new age) sorvolato da un oggetto volante antico e, al contempo, post-moderno che ricorda molto da vicino un’invenzione di &lt;strong&gt;Leonardo Da Vinci&lt;/strong&gt;; forse un accenno alla sperimentazione e all’invenzione che gli stessi Yes stavano tentando con la loro musica.&lt;br /&gt;Da lì in avanti Dean diventerà quasi un membro aggiunto del gruppo curando la quasi totalità delle copertine degli Yes, inventando il bellissimo e celebre logo e coreografando moltissimi loro concerti. Il mondo della musica progressive deve però molto all’artista inglese che tra le sue collaborazione ha annoverato, nel tempo, anche quella di molti altri gruppi di rilievo tra cui Uriah Heep, Gentle Giant (come non ricordare la spettacolare piovra dell’album “Octopus”) e Asia.&lt;br /&gt;Personalmente, uno dei lavori che maggiormente apprezzo è la copertina interna dell’album manifesto (degli Yes, ma anche del rock anni ’70, oltre che di quel periodo storico) “&lt;strong&gt;Close to the edge&lt;/strong&gt;”, che si contrappone alla disarmante semplicità di quella esterna, quasi a voler sottolineare che l’aspetto più importante di quel disco risiede al suo interno: la musica, appunto. Close to the edge è un paesaggio paradossale dove l’acqua di una cascata precipita in tutte le direzioni e dove le rocce “galleggiano” sospese per aria.&lt;br /&gt;A testimonianza della completezza e della preparazione di questo artista bisogna ricordare come si cimenti in tecniche diverse contemplando l’uso dell’acquarello, della china, del carboncino, del collage e come si sia distinto anche nella realizzazione di progetti di architettura di interni ed esterni dove si riscontra la stessa armonia e anarchia di forme dei suoi dipinti.&lt;br /&gt;Per ammirare i suoi lavori si consiglia di recuperare i volumi &lt;strong&gt;Views&lt;/strong&gt;, del 1975, e &lt;strong&gt;Magnetic Storm&lt;/strong&gt;, del 1984, oppure fare una visita al suo sito internet &lt;a href="http://www.rogerdean.com/"&gt;www.rogerdean.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Buon viaggio a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Davide Battaglia&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5055888744763683218" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RiogBq-I8ZI/AAAAAAAAACM/jEf5398T1o0/s400/Arches_Mist.jpg" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-8408343580261581350?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/8408343580261581350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=8408343580261581350' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/8408343580261581350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/8408343580261581350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/roger-dean.html' title='Roger Dean'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rioew6-I8WI/AAAAAAAAAB0/70tjCFkqnWs/s72-c/bluedessert.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-5822245842496518936</id><published>2007-04-16T14:12:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:11.762Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='letteratura'/><title type='text'>Avvisi ai naviganti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RiN3aoOyD0I/AAAAAAAAABk/XpzWxVNYQqk/s1600-h/unterweltcover.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RiN3aoOyD0I/AAAAAAAAABk/XpzWxVNYQqk/s200/unterweltcover.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5054014506199551810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tra fantascienza e noir&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Roffo, Claudio Asciuti&lt;br /&gt;De Ferrari Editore, Genova, 2006&lt;br /&gt;208 pagg.&lt;br /&gt;10 €&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Il futuro è cupo – esordì Loke dopo i convenevoli d’uso, la seconda sera che ci incontrammo – un mio vecchio conoscente, il signor Horbi, uomo che vede al di là del proprio naso, peraltro considerevole, sostiene che gli aerei della Luftwaffe faranno piovere molte altre bombe dai cieli dell’Est; in quegli stessi cieli Horbi li ha ‘visti’ bombardare anche a fine millennio… Ma questa volta senza le svastiche sulle ali…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uscito recentemente per la De Ferrari Editore di Genova il volume “Avvisi ai naviganti” raccoglie due romanzi brevi di due autori liguri: uno, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Stefano Roffo&lt;/span&gt; (spezzino, classe 1955), un quasi esordiente nel campo del fantastico (anche se già autore di saggi su arte e turismo e, in particolare, del bel volume edito dalla Newton e Compton, “Guida curiosa ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Genova”), l’altro, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Claudio Asciuti&lt;/span&gt; (genovese, classe 1956), nome molto popolare per quanti bazzichino l’ambiente sf e fantasy, vincitore, tra l’altro, nel 1999 dell’ambito &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Premio Urania&lt;/span&gt;, con il romanzo “La notte dei Pitagorici”.&lt;br /&gt;Il racconto di Asciuti, intitolato “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Appuntamento ai Doganieri&lt;/span&gt;” è una sorta di ricerca personale del senso della vita in pieno stile Philip K. Dick (viaggi lisergici compresi). Grazie all’aiuto di una donna, figura "mistica" ricorrente, l’autore dimostra come l’allucinazione possa diventare la vera realtà, un po’ come nella cultura degli aborigeni australiani per cui il sogno è l’ombra della verità ultima delle cose.&lt;br /&gt;Soffermandoci in particolare sull’opera di Roffo, intitolata “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Unterwelt&lt;/span&gt;” (parola tedesca inventata dall’autore che corrisponderebbe alla traduzione dall’inglese di Underworld, sottomondo), si rimane colpiti dalla perfetta ambientazione storica che ritrae una &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Praga&lt;/span&gt; sotto assedio nazista, ancora più cupa e magica di quanto non fosse – e non sia tuttora – nella realtà, dove agiscono misteriosi personaggi, dal passato ancora più oscuro, all’ombra della celebre macchina Enigma, inventata dall’ingegnere tedesco Arthur Scherbius. Gli ingredienti, i riferimenti e gli ipertesti nascosti che condiscono questa novella sono davvero tanti e può sembrare riduttivo cercare di etichettarla in qualche modo, ma se il sottotitolo del volume indica il termine “cyber-noir” per delimitare i confini dell’azione, è forse l’introduzione di Domenico Gallo a centrarla perfettamente, individuando l’etichetta &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;steampunk&lt;/span&gt;, ovvero il “punk della macchina a vapore”, corrente letteraria che si sviluppò contemporaneamente al cyberpunk e che riporta le tematiche, le angoscie e la commistione di tecnologia e cultura pop, nel passato anziché nel presente o nell’immediato futuro.&lt;br /&gt;Per questo motivo Unterwelt trova un suo illustre punto di riferimento ne “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La macchina della realtà&lt;/span&gt;” di William Gibson e Bruce Sterling, dove Rivoluzione Industriale e Rivoluzione Informatica si fondono per dar vita ad una fantascienza che tenta di riscrivere il passato dando un volto nuovo al futuro. Probabilmente, però, il testo che più di ogni altro sembra aver influenzato Stefano Roffo è “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Golem&lt;/span&gt;”, pubblicato da Gustav Meyrink nel 1915. Questo essere, il cui nome ebraico indica una massa informe, è il vero protagonista di Unterwelt e rappresenta l’aspetto più fantascientifico dell’opera, riconducibile all’idea di donare la vita a qualcosa d’informe, o di creare l’organico dall’inorganico (tema ricorrente nella fantascienza).&lt;br /&gt;Unterwelt però indica soprattutto un mondo sotterraneo che si sviluppa parallelamente a quello conosciuto e che, con un abile gioco di scatole cinesi, restitusce una sensazione di smarrimento e inquitudine, tanto ai protagonisti della vicenda, quanto ai lettori, portandoli a domandarsi se non ci sia davvero qualcun altro al di sopra di essi intento a manovrare degli invisibili fili.&lt;br /&gt;Non resta che seguire l’ex comandante Edward Morris (che, guarda caso, con il suo scetticismo riguardo le convinzioni nazionalistiche, ideologiche e religiose ricorda molto da vicino il “collega” Corto Maltese) tra i vicoli, le scalinate, le fognature di Praga, alla ricerca di una verità che, una volta svelata, potrebbe essere più insopportabile di qualsiasi finzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi fosse interessato all’acquisto: chiedere nelle migliori librerie di Genova, oppure consultare il sito &lt;a href="http://www.deferrari.it/"&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 51, 102); font-weight: bold;"&gt;www.deferrari.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-5822245842496518936?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/5822245842496518936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=5822245842496518936' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/5822245842496518936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/5822245842496518936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/avvisi-ai-naviganti.html' title='Avvisi ai naviganti'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RiN3aoOyD0I/AAAAAAAAABk/XpzWxVNYQqk/s72-c/unterweltcover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4428049218877727677</id><published>2007-04-13T14:59:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:11.974Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>La mosca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rh-QBIOyDzI/AAAAAAAAABc/4yNgrmAt-5M/s1600-h/LA+MOSCA+copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rh-QBIOyDzI/AAAAAAAAABc/4yNgrmAt-5M/s200/LA+MOSCA+copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5052915655996739378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Cronenberg: paura e desiderio&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;                  &lt;p align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Titolo originale&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;: The Fly&lt;br /&gt;      &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Regia&lt;/strong&gt;: David Cronenberg&lt;br /&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Anno&lt;/strong&gt;: 1986&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Produzione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;: USA&lt;br /&gt;&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Durata&lt;/strong&gt;: 92 min.&lt;br /&gt;Genere: fantascienza/horror&lt;br /&gt;Voto: 8,5&lt;/p&gt;                  &lt;p align="left"&gt;Seth Brundle (Jeff Goldblum) è un giovane e ambizioso fisico sul punto di presentare una         rivoluzionaria scoperta (bisognosa però di essere perfezionata). Durante una cerimonia         conosce la giornalista Veronica Quaife (Geena Davis) che è in cerca di uno scoop. Brundle         la invita nel suo laboratorio-casa e le mostra qualcosa di incredibile, un’invenzione         capace di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;teletrasportare la materia&lt;/span&gt;. Tra i due nasce lentamente una relazione,         infastidita però dall’ex amante di lei che è anche il direttore del giornale per         cui Veronica lavora. Sarà questo tormentato rapporto “a tre” che condurrà         Brundle, in un momento di cieca gelosia, a compiere l’esperimento di teletrasporto su         sè stesso. L’esperimento, apparentemente riuscitissimo, avrà in realtà delle         conseguenzi devastanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bellezza di un film come “La Mosca” è racchiusa nella sua semplicità         narrativa a cui si accompagna però una grande complessità interpretativa. Siamo di         fronte a un horror che sfocia spesso perfino nello splatter, c’è più di un pizzico di         fantascienza e non mancano i consueti elementi tanto cari a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cronenberg&lt;/span&gt;: la commistione tra         macchine e carne, la metamorfosi del corpo (e della mente), l’approccio comunque         romantico, mai in secondo piano nell’opera del regista canadese. È la sua seconda         pellicola americana dopo il precedente “The Dead Zone” del 1983 e si tratta di         una personalissima rivisitazione del film “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’esperimento del Dottor K&lt;/span&gt;”         (1958) di Kurt Neumann che a sua volta si ispirò al racconto di George Langelaan. Già...         anche all’epoca i registi d’oltreoceano sfornavano remake a più non posso, ma         certamente la dose di creatività che vi inserivano non aveva nulla a che fare con le mere         operazioni commerciali degli ultimi tempi (vedi, nello stesso periodo, anche Carpenter per         “La Cosa”). Uno degli aspetti più interessanti della pellicola di Cronenberg è         come sia riuscito a realizzare un film melò (chiaramente rappresentato soprattutto nel         suo drammatico finale) senza che all’epoca molti se ne accorgessero, troppo attenti a         etichettarlo (o se preferite ghetizzarlo) come “semplice” horror. I piani di         lettura sono però molteplici, come dicevamo, a partire dalla degenerazione del corpo         umano, possibile metafora di una qualsiasi malattia che costringe un condannato a morte         all’isolamento, e della difficoltà che le persone care incontrano nel condividere         una tale sofferenza; non tutti possiedono la forza o il coraggio di restare accanto a una         persona amata gravemente malata fino alla fine. Come dice &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Enrico Ghezzi&lt;/span&gt; nel suo libro         “Paura e desiderio” quello che Cronenberg ci racconta è “&lt;em&gt;l’angoscia         umanistica per il destino del corpo&lt;/em&gt;”. Il proprio come quello degli altri.&lt;br /&gt;Vi si ritrova, inoltre, una abbastanza esplicita critica alla società moderna rappresentata da         un uomo che cerca di correre più veloce del mondo, ma da questa corsa è travolto.&lt;br /&gt;      Il tutto è condito da una fotografia cupa, da scenografie opprimenti (il film è         realizzato quasi esclusivamente in interni), da effetti speciali strabilianti per         l’epoca (realizzati da Chris Walas e Stephen Dupuis premiati in questa circostanza         con l’Oscar) e da attori perfetti (Jeff Goldblum, è probabilmente alla sua migliore         interpretazione). Disgusto e commozione: il dramma kafkiano è compiuto.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Recensione pubblicata anche su &lt;a href="http://www.scheletri.com"&gt;www.scheletri.com&lt;/a&gt; (gennaio 2006)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Davide Battaglia&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4428049218877727677?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4428049218877727677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4428049218877727677' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4428049218877727677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4428049218877727677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/la-mosca.html' title='La mosca'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rh-QBIOyDzI/AAAAAAAAABc/4yNgrmAt-5M/s72-c/LA+MOSCA+copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-3071167782518552431</id><published>2007-04-06T14:25:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:12.259Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Il tredicesimo piano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhZSKgylR-I/AAAAAAAAABU/Hd8m3M2aXXE/s1600-h/270px-Thirteenth_Floor,_The.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhZSKgylR-I/AAAAAAAAABU/Hd8m3M2aXXE/s200/270px-Thirteenth_Floor,_The.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5050314372696852450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Io penso, dunque sono&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: The Thirteenth Floor&lt;br /&gt;Regia: Josef Rusnak&lt;br /&gt;Anno: 1999&lt;br /&gt;Produzione: USA/Germania&lt;br /&gt;Durata: 100 min.&lt;br /&gt;Genere: fantascienza&lt;br /&gt;Voto: 7,5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte sembra che siano i film a scegliere noi e non il contrario...&lt;br /&gt;Mi trovavo a Parma, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;MrBlu&lt;/span&gt; mi ha chiamato dalla cassa del Mediaworld - io ero distante qualche metro e non ho capito subito se si stesse rivolgendo a me - e mi stava chiedendo, gesticolando, cosa ne pensassi di questo film... io chiesi "parli con me?"... lui: "si"... "e che ne so io, non l'ho mai visto... mi sa di vaccata... si, vabbè costa 6 euro, però &lt;span style="font-style: italic;"&gt;io&lt;/span&gt; non lo comprerei".&lt;br /&gt;Una settimana dopo - cercavo informazioni su Matsumoto (il creatore di Capitan Harlock) e mi ricordavo di aver visto qualcosa su un almanacco della fantascienza di Nathan Never - sbirciando nella mia libreria ho trovato, per caso, nello stesso volumetto, una mini-recensione de "Il tredicesimo piano"; l'autore del testo ne tesseva le lodi insieme ad altre due pellicole uscite nello stesso periodo: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Matrix&lt;/span&gt; ed Existenz.&lt;br /&gt;Il giorno dopo, il dvd di questo film mi è capitato tra le mani mentre gironzolavo tra le bancarelle di Piazza Colombo, a 5 euro.&lt;br /&gt;E' logico che lo abbia comprato: troppi metafisici segnali nel giro di così poco tempo, perché potessero essere ignorati...&lt;br /&gt;Una volta visionato non posso che ritenermi pienamente soddisfatto. Non è un film perfetto e lo testimoniano in particolare alcuni buchi nella sceneggiatura - non entro nello specifico perché dovrei "spoilerare" troppo - ma glielo si perdona. Alcuni colpi di scena sono abbastanza intuibili e qualche approfondimento in più sulla coscienza dell'uomo non avrebbe guastato (insieme, forse, all'aggiunta di una manciata di minuti), però nel complesso il prodotto risulta ben realizzato e la storia molto coinvolgente.&lt;br /&gt;Douglas Hall (Craig Bierko) e Hannon Fuller (Armin Mueller-Stahl), grazie ad anni di lavoro su tecnologie modernissime, riescono a ricreare una simulazione particolarmente realistica della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Los Angeles&lt;/span&gt; del 1937. I confini tra realtà e gioco virtuale si fanno però pericolosamente sottili...&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhZRqQylR9I/AAAAAAAAABM/tNW8HX7Q2HE/s1600-h/main_02.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhZRqQylR9I/AAAAAAAAABM/tNW8HX7Q2HE/s200/main_02.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5050313818646071250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Molti - ho letto - l'hanno paragonato a Matrix, ma è proprio su questo che vorrei spendere due parole in più: entrambi i film sono usciti nel 1999 (anzi, il tredicesimo piano ha anticipato il cult dei fratelli Wachowski di qualche mese), di conseguenza è improbabile che si siano copiati a vicenda, inoltre il lavoro del quasi sconosciuto (almeno in Italia) regista tedesco Josef Rusnek è tratto da un romanzo - Simulacron 3 - scritto da un certo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Daniel Galouye&lt;/span&gt;, addirittura nel 1973. Se qualche similitudine la si vuole per forza trovare, forse, vien più da pensare all'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Existenz&lt;/span&gt; di Cronenberg, dove si confondono i confini tra mondo reale e mondo virtuale, ma anche in questo caso, vista la quasi contemporaneità dell'uscita dei due film, non si può parlare di "plagio".&lt;br /&gt;L'unica pellicola che viene esplicitamente omaggiata da Rusnek è, probabilmente, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Blade Runner&lt;/span&gt;. I personaggi virtuali del tredicesimo piano, nella loro presa di coscienza, ricordano molto i replicanti di Scott (o di Dick). Senza contare, poi, che l'appartamento di Hall assomiglia vagamente a quello di Deckard.&lt;br /&gt;In definitiva, un buon thriller fantascientifico che, grazie anche alla ricostruzione di una Los Angeles degli anni '30, si tinge spesso anche di noir, e che un buon amante del genere non dovrebbe lasciarsi sfuggire.&lt;br /&gt;Dispiace davvero che alla sua uscita nelle sale sia passato quasi inosservato e dispiace maggiormente che molti critici (o presunti tali) lo snobbino, definendolo un "miscuglio poco riuscito di fantascienza di ben altro livello, tra cui spicca il più affascinante Matrix".&lt;br /&gt;Io stesso, che all'epoca dell'esplosione del fenomeno Matrix, rimasi estasiato da quella che consideravo una pellicola rivoluzionaria, una volta per tutte, smetterei di idolatrare quello che, in fin dei conti, è solo un buon film di fantascienza... e se non siete d'accordo con me... "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dark City&lt;/span&gt;" docet...&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Recensione pubblicata anche su &lt;a href="http://dvd.forumcommunity.net/"&gt;dvd forum&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-3071167782518552431?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/3071167782518552431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=3071167782518552431' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/3071167782518552431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/3071167782518552431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/il-tredicesimo-piano.html' title='Il tredicesimo piano'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhZSKgylR-I/AAAAAAAAABU/Hd8m3M2aXXE/s72-c/270px-Thirteenth_Floor,_The.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-6857451604783659150</id><published>2007-04-04T14:21:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:12.495Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='approfondimenti'/><title type='text'>Il visionario di Hollywood</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhOnQwylR5I/AAAAAAAAAAs/MLTR_NQcOec/s1600-h/TimBurton.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhOnQwylR5I/AAAAAAAAAAs/MLTR_NQcOec/s200/TimBurton.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5049563513629263762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il mondo fiabesco di Tim Burton&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo aspetto fisico, in particolare quegli strani capelli arruffati, che ricordano una delle sue più celebri creature, lo fanno sembrare una rock star, più che un regista hollywoodiano, ma la definizione di regista sarebbe, nel caso di Tim Burton, comunque limitativa. Lo stile e le tematiche che questo artista unico è riuscito a infondere alle sue opere fin dagli esordi, gli conferiscono indiscutibilmente l’appellativo di autore, definizione che è possibile usare nel suo significato più puro. I suoi film, caratterizzati da uno stile inconfondibile, hanno creato un vero e proprio genere che danza con perfetta agilità, dall’horror, al gotico, passando per la fiaba e il grottesco.&lt;br /&gt;Quello che stupisce maggiormente, e allo stesso tempo conforta, è come Burton, nel tempo, sia riuscito a mantenere la propria identità e integrità anche all’interno dello star system di Hollywood e anche quando si è cimentato in produzioni su commissione (come nel caso dei primi due episodi di Batman o nel remake de Il pianeta delle scimmie), muovendosi nel campo del fantastico, ma conservando sempre uno sguardo personale e spesso autobiografico.&lt;br /&gt;La critica lo apprezza ma spesso gli cuce addosso un’etichetta che lui sembra non gradire particolarmente; sarebbe in effetti un errore relegarlo a semplice creatore di atmosfere darkeggianti o cupe. Certo, l’oscurità è elemento fondamentale della produzione burtoniana, ma come affermato da lui stesso, la natura umana è il risultato dei contrasti tra la vita e la morte, tra la luce e il buio. Impossibile scinderli, nella vita come nell’arte, ed è per questo che Burton utilizza gli opposti e cerca di individuare il sottile confine che esiste tra gli estremi. L’esempio più lampante di questa ricerca lo si può ritrovare proprio in uno dei suoi ultimi film, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Big Fish&lt;/span&gt;, in cui traspaiono colori vivaci e atmosfere oniriche di vaga reminescenza felliniana, in cui la fantasia è lo strumento perfetto per capire la realtà e per indagare i rapporti umani.&lt;br /&gt;La carriera artistica di Burton inizia alla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Walt Disney&lt;/span&gt; dove, giovanissimo, viene assunto come animatore. La sua abilità gli permette di esordire a 24 anni come regista di un cortometraggio animato, dal titolo Vincent (un omaggio al suo idolo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vincent Price&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Nel 1985 l'attore Paul Rubens lo sceglie per dirigere "Pee-Wee's Big Adventure", film in cui Burton riesce già a mostrare uno stile personale e visionario infarcendolo di elementi autoriflessivi, citazioni ed omaggi, nonostante l’opera risulti ovviamente acerba. Il grande pubblico lo conosce nel 1988 grazie al successo di “Beetlejuice - spiritello porcello” che vince anche l'Oscar per il miglior trucco. Dopo “Batman” (1989), è la volta di uno dei suoi film più belli in assoluto, la favola surreale di “Edward mani di forbice”, (1990), in cui spicca la bravura di un giovane e irriconoscibile &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Johnny Depp&lt;/span&gt;. Seguono l’esperimento di "Nightmare Before Christmas" (1993, da lui scritto e prodotto, ma diretto da Henry Selick), il biografico e splendido "Ed Wood" (1995, Oscar meritatissimo per il miglior attore non protagonista - Martin Landau nel ruolo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bela Lugosi&lt;/span&gt; - e quello per i migliori effetti speciali di trucco.) ispirato alla vita del noto regista di B-movies (o Z-movie, se preferite), "Mars Attack!" (1996), "Il mistero di Sleepy Hollow" (1999, Oscar per la miglior scenografia), "Planet of the Apes" (2001), Big fish (2003), il remake di “Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato” (2005) e, sempre nello stesso anno, “La sposa cadavere”, il secondo film, dopo NBC, interamente girato con la tecnica dello “stop motion”.&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia&lt;/span&gt;, giunta alla sua 64a edizione (29 agosto - 8 settembre 2007), lo premierà conferendogli il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Leone d’oro alla carriera&lt;/span&gt;. Riconoscimento che ha un peso ancora più rilevante se si pensa alla relativa giovane età del regista americano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-6857451604783659150?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/6857451604783659150/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=6857451604783659150' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/6857451604783659150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/6857451604783659150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/il-visionario-di-hollywood.html' title='Il visionario di Hollywood'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhOnQwylR5I/AAAAAAAAAAs/MLTR_NQcOec/s72-c/TimBurton.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-4764209831712469706</id><published>2007-04-02T13:28:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:12.805Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni fanta-film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cinema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recensioni film'/><title type='text'>Rollerball, l'ultimo gladiatore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhEI1e1toNI/AAAAAAAAAAk/ze_ghx6qXXY/s1600-h/rollerball_big.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhEI1e1toNI/AAAAAAAAAAk/ze_ghx6qXXY/s200/rollerball_big.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048826372163477714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;Titolo originale: Rollerball&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Regia: Norman Jewison&lt;br /&gt;Anno: 1975&lt;br /&gt;Produzione: USA&lt;br /&gt;Durata: 126 min.&lt;br /&gt;Genere: fantascienza/drammatico&lt;br /&gt;Voto: 8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno sport (o una forma di intrattenimento qualsiasi) può essere strumentalizzata da chi è al potere per distrarre la popolazione da qualcosa di decisamente più vitale (per dirne una a caso: la privazione della libertà)? In un mondo in cui le guerre, la sofferenza e la povertà saranno solo dei labili ricordi, potranno le &lt;span style="color: rgb(102, 51, 102); font-weight: bold;"&gt;multinazionali corporative&lt;/span&gt; (che nel frattempo avranno preso il posto delle nazioni) imporre scelte e decidere lo stile di vita della gente? Potranno condizionare e plagiare le menti controllando i mezzi di comunicazione e revisionando la Storia?&lt;br /&gt;Nel 1975, il regista &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Norman Jewison&lt;/span&gt; e lo scrittore &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;William Morrison&lt;/span&gt;, immaginano un futuro che - guerre, sofferenza e povertà a parte - assomiglia sinistramente al nostro presente.&lt;br /&gt;Il rollerball non è semplicemente uno sport violentissimo e amorale, è una pratica con la quale il potere controlla le masse: è la testimonianza di come non ci sia possibilità di cambiamento, è l'annullamento del significato di dignità, esternazione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fascismo&lt;/span&gt; e nichilismo. Ma se un uomo, tale Jonathan E, riesce a cavalcare la cresta dell'onda in questo sport da dieci anni potrebbe anche restituire la speranza a qualcuno e mettere in discussione lo spietato sistema governativo... è per questo che la sua fine deve essere decretata.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;James Caan&lt;/span&gt; è perfetto nel ruolo di gladiatore del XXI secolo. Con la sua faccia tesa e, allo stesso tempo, vulnerabile, incarna la forza di volontà di lottare contro il sistema anche quando si è soli; l'attore recita immensamente per tutto il film anche se raggiunge il punto più alto nell'ultima straziante scena, quando, simbolicamente, porta sulle proprie spalle la stanchezza fisica e il deperimento mentale di tutto il genere umano.&lt;br /&gt;Il regista sostiene che, all'epoca, lo spaventava molto l'idea che una sola società potesse essere proprietaria di televisione, radio e giornali; è stata quella sua paura a permettergli di dar vita a un film fantascientifico ma profondamente impegnato dal punto di vista sociale e filosofico, prendendo spunto da un breve racconto letto su una rivista scritto dal giovane e sconosciuto  Morrison (che collaborerà poi anche alla sceneggiatura), miscelando coreografiche scene d'azione a momenti di riflessione fissati sulla pellicola da una fotografia "glaciale". Un film particolare e piuttosto anomalo per essere una produzione statunitense (fu, per la maggior parte, girato in Inghilterra e Germania), emana un fascino tipicamente europeo, tanto da aver avuto un'incredibile successo nel vecchio continente ed essere stato aspramente criticato in patria (salvo assurde richieste, da parte di una fetta di pubblico americano, di potersi cimentare realmente in questo sport!).&lt;br /&gt;Un personale (ma condivisibile) consiglio: lasciate perdere il remake del 2002 e gridate anche voi "Jo-na-than! Jo-na-than! Jo-na-than...."&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Recensione pubblicata anche su &lt;a href="http://dvd.forumcommunity.net/"&gt;dvd forum&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Battaglia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-4764209831712469706?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/4764209831712469706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=4764209831712469706' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4764209831712469706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/4764209831712469706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/04/rollerball-lultimo-gladiatore.html' title='Rollerball, l&apos;ultimo gladiatore'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/RhEI1e1toNI/AAAAAAAAAAk/ze_ghx6qXXY/s72-c/rollerball_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-2256861670768786480</id><published>2007-03-30T16:45:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:13.008Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fumetti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='approfondimenti'/><title type='text'>Nathan Never, l'agente speciale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rg1Czu1toMI/AAAAAAAAAAc/J6cNFVrTIJs/s1600-h/nat0001.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rg1Czu1toMI/AAAAAAAAAAc/J6cNFVrTIJs/s200/nat0001.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5047764213866275010" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Voglio iniziare da lui. Da una delle mie più grandi passioni dell'adolescenza... Oggi mi rimane poco tempo per leggere fumetti, ma quando avevo tredici o quattordici anni, erano il mio pane quotidiano, ma soprattutto sono stati il mio primo approccio consapevole e autonomo alla lettura. E' stato proprio grazie ai fumetti (in particolare a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dylan Dog&lt;/span&gt;) se un giorno mi decisi a prendere in mano un libro: si trattava di una raccolta di racconti di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;H.P. Lovecraft&lt;/span&gt;, probabilmente il più grande scrittore di fantastico insieme a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E.A. Poe&lt;/span&gt; di tutti i tempi e inventore dell'Orrore Cosmico. Fu l'inizio, per me, di una grande avventura: quella della lettura.&lt;br /&gt;Nel 1991, proprio sulle pagine di Dylan Dog, apparve la pubblicità di un nuovo personaggio... &lt;a href="http://www.sergiobonellieditore.it/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sergio Bonelli&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; volle sottolineare come, nella sua casa editrice, la fantascienza non aveva, fino a quel momento, trovato posto, a causa delle proposte poco accattivanti che aveva ricevuto.&lt;br /&gt;Ci pensarono quelle menti fervide di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Michele Medda&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Antonio Serra&lt;/span&gt;, e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bepi Vigna&lt;/span&gt; (la banda dei sardi, come venivano chiamati) a fargli cambiare idea.&lt;br /&gt;Mi innamorai subito dell'immagine della copertina (realizzata dal grande Claudio Castellini, poi sostituito dal comunque bravo De Angelis) del primo numero, con i suoi richiami alla fantascienza  darkeggiante e pessimista di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Blade Runner&lt;/span&gt;. Ero, in particolare, affascinato dagli scenari della megalopoli senza nome situata sulla costa est che gli autori erano riusciti a descrivere così bene: dagli spazi infiniti e lussuosi del settimo livello fino alle atmosfere fosche e malsane del primo livello, dimora di reietti, delinquenti e mutati (esseri creati geneticamente per sopportare i lavori più pesanti)... una scala gerarchica "piramidale" che, oggi, mi farebbe pensare al "Condominio" di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;James G. Ballard&lt;/span&gt;, autore che però all'epoca ancora non conoscevo.&lt;br /&gt;Impossibile, poi, non empatizzare con il personaggio di Nathan: solitario, schivo, tormentato... umano in una sola parola. Il suo passato, almeno per un certo periodo, era colmo di punti oscuri e questo non poteva che far aumetare il suo fascino; l'unica certezza era che il suo pessimismo cosmico avrebbe sorpreso perfino un tipo cupo come &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rick Deckard&lt;/span&gt;, ma considerarsi responsabile dell'uccisione della propria moglie e dover provvedere alle cure di una figlia divenuta autistica, proprio a causa di questo shock, sarebbero state croci troppo grandi da sopportare per qualsiasi uomo, ed è per questo motivo che il carattere e i comportamenti dell'agente speciale sono sempre risultati credibili e condivisibili da parte di ogni lettore.&lt;br /&gt;Molte sono state le storie che, nel tempo, mi hanno colpito e la cui eco è rimasta impressa a lungo, ma su tutte, come penso per molti altri fan di questo fumetto, l'estasi la raggiunsi leggendo il primo albo gigante "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Doppio Futuro&lt;/span&gt;". Nella storia, pubblicata nel febbraio 1995, si entra in contatto per la prima volta con i tecnodroidi e si naviga insieme all'astronave Dakkar in un futuro ancora più lontano di quello normalmente raccontato nelle trame della serie regolare.&lt;br /&gt;Quattro epoche diverse su altrettanti piani narrativi che permettono allo sceneggiatore (Antonio Serra) di spaziare tra i diversi generi fantascientifici, passando con disinvoltura dal presente bladerunneriano, ai futuri che richiamano i paesaggi apocalittici di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mad Max&lt;/span&gt; o il luminoso ottimismo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Star Trek&lt;/span&gt;. La trama invece è un dichiarato omaggio ai paradossi temporali già visti in &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Terminator&lt;/span&gt;, ma tutte queste citazioni (volendo essere buoni con l'autore) non inficiano il risultato finale: una storia coinvolgente e anche commovente che rimane impressa anche a distanza di anni. Ricordo che lessi le ultime pagine ascoltando "firth of fifth" dei &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Genesis&lt;/span&gt;... le note della chitarra di Hackett miscelate alle parole di Serra e ai disegni di De Angelis mi emozionarono a tal punto che, sulla parola "fine", trattenni le lacrime a stento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-2256861670768786480?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/2256861670768786480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=2256861670768786480' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/2256861670768786480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/2256861670768786480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/03/nathan-never-lagente-speciale.html' title='Nathan Never, l&apos;agente speciale'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rg1Czu1toMI/AAAAAAAAAAc/J6cNFVrTIJs/s72-c/nat0001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1743011443724753426.post-335696669932188020</id><published>2007-03-30T14:15:00.000+01:00</published><updated>2008-12-12T03:09:13.422Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='varie'/><title type='text'>Primo contatto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rg0bku1toLI/AAAAAAAAAAU/T6aEW_J9YVU/s1600-h/Pink-Floyd-0003.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rg0bku1toLI/AAAAAAAAAAU/T6aEW_J9YVU/s200/Pink-Floyd-0003.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5047721075214753970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non sarà tanto originale l'idea di creare un blog (e soprattutto sperare di vincere una smisurata concorrenza), ma questa è prima di tutto un'esigenza personale. Da quando mi sono affacciato sul web, mi sono accorto che vi ho seminato una quantità enorme di parole e immagini. Tra interventi sui vari forum, recensioni di film, immagini fotografiche, articoli scritti per lavoro, o deliri senza senso, non so più nemmeno quanto di mio ci sia sparso nella rete. E siccome, tra i tanti difetti che ho, c'è anche quello di essere un po' &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;maniaco compulsivo&lt;/span&gt; (sono un collezionista di dischi, dvd, fumetti, e probabilmente la mia malattia deriva dall'ossessione di voler conservare e catalogare quello che posseggo) ho ritenuto necessario fare un po' di ordine e raccogliere in un luogo tutto mio questi pensieri. Ho scelto come argomento principale la fantascienza e il fantastico (una delle mie tante passioni) con l'obiettivo di cercare di limitare gli argomenti, ma so già che sarà impresa ardua...&lt;br /&gt;Interstellar Overdrive (che per i pochi che non lo sapessero prende il nome da un'allucinata canzone dei &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pink Floyd&lt;/span&gt; che parla di un viaggio... più lisergico che fisico, ma vabbè... da parte di un uomo nell'universo) non ha nessuna pretesa di completezza o autorevolezza; come dice il testo di presentazione del blog, è una piccola navicella che va in esplorazione e non sa esattamente cosa troverà lungo il percorso... potrebbe anche perdersi in qualche buco nero o in qualche abisso spazio-temporale e non la sentirete nominare mai più, oppure, potrebbe incappare in qualcosa di interessante e aiutare il suo povero capitano ad apprendere nuove informazioni e ad arricchire il suo bagaglio (finchè c'è posto!)... è lui, tra l'altro, il primo a non avere le idee tanto chiare, qui a bordo...&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Non è detto nemmeno però che questa navicella non riesca a stare in orbita tanto quanto una delle due sonde &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Voyager &lt;/span&gt;che, lanciate nel 1977, sono ancora lì con il loro carico di conoscenza umana, ormai ai confini del sistema solare, nella speranza di incontrare qualche altra forma di vita intelligente...&lt;br /&gt;In ogni caso, buon viaggio (o se preferite "lunga vita e prosperità!").&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1743011443724753426-335696669932188020?l=interstellare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://interstellare.blogspot.com/feeds/335696669932188020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1743011443724753426&amp;postID=335696669932188020' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/335696669932188020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1743011443724753426/posts/default/335696669932188020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://interstellare.blogspot.com/2007/03/primo-contatto.html' title='Primo contatto'/><author><name>Overdrive</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03221291870581630829</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://2.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/SzzNKAifXZI/AAAAAAAAAQw/b8SZE9aLzAo/S220/avatar.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A895NbzB3XU/Rg0bku1toLI/AAAAAAAAAAU/T6aEW_J9YVU/s72-c/Pink-Floyd-0003.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry></feed>
